Gori lascia la presidenza Cap dopo 24 anni: “La cooperativa è ora punto di riferimento del trasporto pubblico toscano”. Appello a Giani: “Riveda le carte della gara”

Dopo 24 anni di presidenza, Giuseppe Gori lascia la guida della Cap. Sabato scorso durante l’assemblea al Politeama il saluto agli oltre 300 soci della cooperativa. Gori lascia perchè ha raggiunto la pensione e in base allo Statuto, in quanto non più socio lavoratore, non può svolgere altri mandati. In questi giorni si tengono le votazioni per eleggere il consiglio di amministrazione, al cui interno sarà scelto il nuovo presidente. Con la presidenza di Gori, la Cap è cresciuta fino a divenire protagonista del riassetto e del risanamento di altre imprese di trasporto pubblico toscane.

Tramite il Consorzio Mobit, che racchiude gli attuali gestori, Cap è capofila della battaglia legale intrapresa per l’assegnazione del servizio in Toscana per i prossimi 11 anni. La gara da 4 miliardi di euro, bandita dalla Regione otto anni fa, è stata aggiudicata all’altro concorrente Autolinee Toscane, la società facente capo ai francesi di Ratp, cui ha dato ragione anche il Tar Toscana, ma Mobit confida ancora nel pronunciamento del Consiglio di Stato. Ai massimi giudici amministrativi (prima udienza il prossimo 8 ottobre), gli attuali gestori del Tpl sottoporranno alcuni documenti dell’inchiesta della Procura di Firenze che ipotizza la turbativa d’asta e vede indagati, oltre all’ex presidente della Regione Enrico Rossi, anche alcuni dirigenti regionali e membri della commissione di gara.

Nell’intervista a Tv Prato Giuseppe Gori, che resta presidente di Mobit e mantiene gli incarichi regionali e nazionali in Confcooperative (oltre che in altre società satellite di Cap), rivendica il lavoro svolto e si rivolge al nuovo presidente della Regione Eugenio Giani.

Gori, che cooperativa lascia?
“Credo di lasciare una Cap più forte. In questi anni abbiamo sviluppato la nostra partecipazione per lo svolgimento del trasporto pubblico in Toscana con investimenti importanti sia sull’area metropolitana fiorentina, sia verso la costa, fino a Livorno e Massa. Abbiamo puntato ad estendere il metodo di gestione della nostra cooperativa, basato sulla meritocrazia e sulla dedizione al lavoro, per lo sviluppo. Questo percorso ci ha portato a risanare il trasporto pubblico nelle aziende dei singoli territori, da Pistoia a Livorno, tramite CTT Nord, la società che abbiamo creato insieme ai soci pubblici; e poi al risanamento della vecchia Ataf spa, insieme a Bus Italia. In questi 24 anni Cap ha aumentato il personale, dando lavoro a tanti giovani ed ha esercitato il trasporto pubblico in Toscana con professionalità e attenzione costante all’utenza. Il rammarico più grande è relativo alla gara regionale che da 8 anni ci vede impegnati per contestare elementi del capitolato abbastanza oscuri, ed un’assegnazione oscura ad Autolinee Toscana, che non condividiamo e per il quale ci stiamo battendo. Tutto questo ha limitato ulteriori investimenti e nuovi progetti per il territorio”.

Cosa chiederete al nuovo presidente della Regione Eugenio Giani?
“Gli chiederemo di leggere bene le carte, di vagliare tutti i passaggi di otto anni di gara, di verificare la bontà dei nostri ricorsi e del nostro operato. Credo che sia necessaria una riflessione che possa portare quanto meno ad un atto d’obbligo che ci assegni il servizio per un periodo più lungo, rispetto alla situazione attuale di atti d’obbligo mese per mese. Una situazione che umilia gli attuali gestori del servizio, alle prese con incassi ridotti del 70% a causa del Covid e con oltre 100 milioni di euro di arretrati da ottenere dalla Regione stessa, per rimborsi di investimenti effettuati in nuovi bus, adeguamenti al costo del lavoro legati al rinnovo dei contratti collettivi e corrispettivi previsti dall’accordo ponte. Nonostante tutti i problemi, salvaguardando la distanza fra i passeggeri e la sanificazione dei mezzi, stiamo assicurando il servizio, compreso il trasporto scolastico, anche attraverso il noleggio di bus aggiuntivi granturismo di piccole imprese artigiane rimaste senza lavoro. Questo dimostra la nostra volontà di continuare a dare risposte ai territori in cui siamo nati e cresciuti”.

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