L’isolamento dei giovani pratesi durante il lockdown e la risposta della Chiesa. Il vescovo Nerbini: «Proporremo loro un cammino non astratto ma esistenziale» VIDEO

«Non so se qualcuno realmente leggerà le mie risposte a questo questionario, ma se le stai leggendo sappi che una parte di me è morta quando è iniziata questa quarantena». La ragazza che ha scritto queste amarissime parole non sa che il suo grido d’aiuto è stato raccolto da Insieme per la Famiglia, l’associazione nata in seno alla Caritas, che ha promosso un sondaggio tra gli adolescenti pratesi durante il lockdown. Tramite i professori di religione e i giovani che negli ultimi anni hanno partecipato a iniziative Caritas è stato diffuso sui social un questionario rivolto ai ragazzi e alle ragazze pratesi tra i 14 e 18 anni.

Il risultato dell’indagine è stato al centro di una tavola rotonda che si è tenuta ieri, lunedì 14 settembre, al Conservatorio di San Niccolò, alla presenza di educatori, insegnanti e sacerdoti. Tra loro anche il vescovo Giovanni Nerbini che sta dando vita a un progetto educativo diocesano per andare incontro ai ragazzi e alle loro esigenze. «Dobbiamo fare una proposta adeguata ai bisogni di oggi – spiega monsignor Nerbini – e per farlo occorre presentare una Chiesa che genera vita e non è fatta solo di celebrazioni ed eventi. Dobbiamo proporre cammini che tocchino realmente l’esistenza di questi ragazzi, avendo, ovviamente, come prospettiva la permanente sequela di Cristo».

Dopo i saluti iniziali del presidente della Fondazione San Niccolò Guido Giovannelli, della preside di San Niccolò Mariella Carlotti sono intervenuti: la sociologa Ester Macrì, che ha compiuto l’analisi dei dati emersi dai questionari, il preside del Gramsci-Keynes e referente della rete dirigenti scolastici Stefano Pollini, padre Emanuele Lanfranchi, Anna Ceccherini a nome del Forum delle associazioni familiari e Elisa Belluomini che ha partecipato all’iniziativa «48 ore senza compromessi» promossa da Insieme per la Famiglia.

 

 

Obiettivi e risultati del questionario. «Il nostro intento è stato quello di chiedere ai ragazzi come stessero vivendo il difficile periodo della quarantena», dice Idalia Venco, direttore della Caritas e presidente di Insieme per la Famiglia. La risposta è stata straordinaria e inaspettata: sono tornate indietro 800 risposte e tra queste sono stati presi in esame 629 questionari, compilati da 284 maschi e 345 femmine. «Che corrispondono al 7% di quella fascia d’età residente a Prato, dunque un campione rappresentativo veramente alto», spiega la sociologa Ester Macrì, incaricata di analizzare quanto emerso dal sondaggio. Non tutte le risposte sono state così «dolorose» come quella della ragazza che abbiamo riportato all’inizio, ma è sicuramente venuto fuori che quasi il 63% degli intervistati ha vissuto con una qualche forma di sofferenza o di forte mancanza i lunghi giorni del lockdown. Il 32% invece ha avuto un atteggiamento «proattivo», ovvero ha sviluppato una qualche forma di reazione all’isolamento. Una parte residuale, circa il 6%, ma comunque importante e certamente bisognosa di attenzione, ha dichiarato di non aver avvertito una forte differenza tra il lockdown e la vita di sempre. Qual è il campanello d’allarme che deve risuonare nelle orecchie di genitori, educatori e insegnanti? «Che questi ragazzi hanno bisogno di aiuto, ma non lo chiedono e non si aspettano niente dagli adulti – commenta Ester Macrì -: Chi reagisce in maniera “proattiva” è protagonista della propria azione e “si salva” da solo, senza figure di riferimento, chi è sofferente ci rimane». Cosa manca a questi ragazzi? «L’ascolto da parte degli adulti». Un altro segnale non molto confortante è che nelle risposte non c’è nessun riferimento ad un cammino di fede, «a noi Chiesa – dice Ester che collabora con la Caritas e ha fatto parte della equipe di Pastorale giovanile – questo elemento ci deve far interrogare fortemente. In quel periodo i ragazzi hanno sentito parlare di morte dalla mattina alla sera e hanno bisogno di dare un senso alla vita».

Isolati ma non schiacciati. Adolescenti pratesi nel lockdown. Il risultato della ricerca in formato pdf

Nel progetto educativo diocesano sono coinvolti uffici di curia e varie realtà della comunità ecclesiale: le pastorali della scuola, quella catechistica, giovanile e vocazionale, la Caritas, l’Azione Cattolica, gli scout Agesci, ma anche animatori parrocchiali e sacerdoti. Il coordinatore è Alessandro Ventura della parrocchia di Maliseti.

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