Caporalato in edilizia, prime condanne: 3 anni ad uno dei promotori dell’associazione a delinquere

Tre condanne, altrettanti patteggiamenti e sette rinvii a giudizio. Ad appena sei mesi dagli arresti sono già state definite dal Tribunale alcune posizioni relative all’inchiesta “Cemento nero”, della Procura di Prato, che ha fatto luce su un sistema di caporalato in edilizia gravitante attorno alle società Eurocostruzioni 75 Srl e Novaedil Srl. Il destino processuale dei tre legali rappresentanti, ritenuti i promotori dell’associazione a delinquere, si è separato: Vincenzo Marchio, 45enne crotonese, assistito dall’avvocato Olivia Nati, subentrata recentemente nella difesa, è stato rinviato a giudizio, così come l’egiziano Sabri Ahmed Eid (tuttora latitante), mentre il fratello di quest’ultimo Said Ahmed Eid, assistito dagli avvocati Patrizio Fioravanti e Antonino Denaro, è stato condannato in rito abbreviato a 3 anni di reclusione. Altre condanne, sempre dinanzi al giudice dell’udienza preliminare, rispettivamente a 2 anni e 2 mesi e 2 anni 1 mese e 10 giorni, sono arrivate per due cittadini marocchini, i quali erano incaricati della gestione, del trasporto e del controllo degli operai nei cantieri, una trentina quelli – sparsi in Toscana e anche fuori Regione – monitorati in oltre due anni dagli inquirenti.
Rinviate a giudizio anche le due società, alle quali furono sequestrati beni per 70.000 euro, mentre sono stati ammessi tra le parti civili, oltre ad alcuni operai sfruttati, anche la Cgil.
Fu proprio il sindacato degli edili della Cgil di Firenze a presentare denuncia, dopo aver raccolto la segnalazione di una delle vittime, un operaio che non era stato pagato.
Pesanti le condizioni di lavoro imposte: turni fino a 12 ore al giorno, nessun risposo, ferie e contributi negati; il tutto per una paga di 5-6 euro l’ora, versati in contanti o con accredito sulle poste pay.
Secondo le indagini della polizia, una parte di manovali e muratori venivano ingaggiati totalmente ‘a nero’, mentre altri venivano assunti con contratti per un orario inferiore alla manodopera svolta.
Il procuratore Giuseppe Nicolosi sottolinea il lavoro “puntuale e scrupoloso” fatto dal dottor Lorenzo Gestri, titolare delle indagini, e l’impegno di “tutte le componenti di polizia giudiziaria, squadra mobile di Firenze, ma anche Inps, Asl, la cui collaborazione è fondamentale per contrastare questo tipo di reati”. Il procuratore coglie l’occasione per ribadire la necessità di prorogare il Piano Lavoro Sicuro, in scadenza il 31 dicembre prossimo. “Confido nell’attenzione e nella sensibilità della Regione Toscana per dare continuità ai risultati ottenuti; senza il rinnovo del Piano, perderemmo strumenti fondamentali per il contrasto a fenomeni come questo”.

“Questa del Tribunale di Prato è una importante sentenza che dà ragione al grande lavoro svolto negli anni dalla Fillea Cgil la quale, in perfetta solitudine nel settore edile fiorentino, denunciava la gravità dei fatti contenuti nell’inchiesta”, commenta Marco Carletti, segretario generale di Fillea Cgil Firenze, che ringrazia la Procura e gli organismi inquirenti per il lavoro svolto. E aggiunge: “Riteniamo questa sentenza un esempio per tutti: per la città, per gli organi decisori, per gli organismi di controllo, per le parti sociali. Ringraziamo la Procura e gli organismi inquirenti. I fatti raccontati dall’inchiesta ‘Cemento nero’ non sono un caso isolato, di questo siamo certi. Noi continueremo ad impegnarci tenacemente per ottenere, con i fatti e non con le parole, il pieno rispetto delle leggi e dei contratti collettivi di lavoro in tutti i cantieri edili dell’area metropolitana di Firenze, e per coinvolgere alla responsabilità tutti gli utilizzatori di questi sistemi”.

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