I negozi di abbigliamento e calzature chiedono di riaprire: “Settore al collasso. Senza le vendite natalizie non ce la faremo”

“Dobbiamo riaprire o per molti di noi sarà impossibile sopravvivere. Non ha senso essere chiusi quando settori del commercio similari ai nostri continuano a lavorare. Oltre 20mila punti di vendita in Italia spariranno entro la fine del 2020”. È questo il grido di allarme lanciato da Federmoda – la Federazione di Confcommercio in rappresentanza delle attività del settore moda – che punta i riflettori su una situazione diventata ormai insostenibile per le piccole e medie imprese di abbigliamento e calzature.

Sono infatti drammatiche le conseguenze che l’emergenza Covid-19 ha sul settore secondo la stima di Federazione Moda Italia che prevede di arrivare alla fine dell’anno con 50mila addetti in meno e con un perdita di 20miliardi su base nazionale. Numeri, quelli riportati, che sono la conseguenza del susseguirsi di limitazioni che hanno colpito i negozi e che, questa volta, li vedono fra i pochi a scontare il peso di un’ennesima chiusura giudicata inaccettabile dalla Federazione.

“Mentre le norme in vigore impediscono alle aziende di abbigliamento e calzature di lavorare, se non online, altre aziende del commercio affini per tipologia possono restare aperte” sottolinea Federmoda. “Per non parlare poi dei colossi del web che, con le attuali circostanze, hanno la strada spianata in vista del Natale, senza che le attività di vicinato possano concorrere con la loro offerta. A rendere ancora più drammatico lo scenario descritto è la permanente esclusione di alcune categorie merceologiche dai ristori previsti dal Governo che, in questo a modo, le sta condannando a morte certa. Se da una parte – evidenzia Federmoda – è positiva l’inclusione, avvenuta pochi giorni fa, dei negozi di calzature fra i destinatari degli aiuti previsti, dall’altra, la camiceria resta ancora esclusa nonostante la chiusura delle sue attività nelle zone rosse”.

Insomma, “la situazione sta diventando realmente insostenibile. La pandemia è andata a colpire un settore già in difficoltà che negli ultimi 9 anni ha registrato la cessazione di 52mila punti vendita in Italia, a fronte di 26mila nuove aperture. A questo si sono aggiunte una capacità di spesa per le famiglie assai inferiore rispetto agli anni precedenti, la quasi totale assenza dello shopping turism e un calo della frequentazione delle città dovuta a un incremento dello smart working. Inoltre – aggiunge Federmoda – il settore moda, per le specifiche caratteristiche del suo prodotto, ha una capacità di vendita limitata alla stagione in corso e che vive di collezioni stagionali, ordinate anche 8 mesi prima dell’arrivo dei prodotti in store, con importanti investimenti in merce che, con ogni probabilità, resterà ferma in magazzino, perdendo parte del proprio valore.”

Per Federmoda “risulta quindi evidente l’impossibilità di poter resistere in un simile contesto e la necessità di prevedere quanto prima la riapertura delle attività in vista di uno dei periodi commercialmente più importanti dell’anno. Per di più l’abituale flusso di clienti nei negozi non può considerarsi caotico, si tratta piuttosto di una frequentazione ordinata che, accompagnata dal rispetto dei protocolli di sicurezza, è molto lontana da essere portatrice di contagio.”

Per questo Federazione Moda Italia chiede al Governo di “prevedere contributi a fondo perduto per il settore che siano proporzionali alle perdite di fatturato dei mesi di novembre, a prescindere dal colore delle zone in cui sono collocate le attività. Secondo la Federazione, infatti, le prescrizioni degli ultimi DPCM hanno provocato un blocco dei consumi con incassi crollati mediamente del 70% anche per chi è potuto restare aperto“. E, allo stesso tempo, chiede “l’inclusione negli indennizzi del DL Ristori Bis di tutte le attività commerciali al dettaglio, il credito d’imposta per l’invenduto nei magazzini e gli affitti, il prolungamento della cassa integrazione nel 2021”.

“Serve un sostegno strutturale alla filiera della moda e alle micro, piccole e medie imprese del settore per non perdere il grande patrimonio che queste rappresentano per il territorio. Ma serve prima di tutto riaprire, tornando a operare nel rispetto di tutte le norme di sicurezza, e dare la possibilità agli imprenditori di approfittare dello shopping di Natale” conclude Federmoda.

1 Commento

  1. Completamente d’accordo…. Piccola riflessione.. Ma come pensate che le persone in difficoltà economica pensino a venire a comprare scarpe e abbigliamento?

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