A Prato nei primi nove mesi del 2020 si sono perse 247 imprese del terziario, Confcommmercio: “Scenario gravissimo, subito misure strutturali per salvare il settore”

Nella provincia di Prato – secondo i dati Infocamere – dal 1 gennaio al 30 Settembre 2020 sono cessate 733 attività nei settori del commercio, del turismo e dei servizi, a fronte di 486 nuove aperture. Il saldo è dunque negativo: in questi nove mesi, a Prato e provincia, sono state perse 247 imprese, in pratica una al giorno.
A soffrire di più sono il commercio con 409 cessazioni e 293 nuove iscrizioni, le attività ricettive e della ristorazione con 84 cessazioni e 26 iscrizioni.
“Dati, questi del tutto parziali – fa notare Confcommercio – e destinati ad un netto peggioramento dovuto dalle nuove limitazioni introdotte durante i mesi autunnali, le chiusure derivate dalle fasce di emergenza e l’ultimo lockdown di Natale. Si tratta di fattori che incidono drammaticamente sul futuro del terziario in provincia e che, affiancati a sostegni economici del tutto insufficienti alla messa in sicurezza del patrimonio imprenditoriale, porteranno a contare gravi perdite già dai primi mesi del 2021”.

“Lo scenario a cui stiamo andando incontro è gravissimo – afferma Tiziano Tempestini, direttore generale di Confcommercio Pistoia e Prato -. Il susseguirsi di restrizioni, la mancata chiarezza delle comunicazioni da parte delle istituzioni, gli incentivi del tutto insufficienti a sopperire alle perdite subite, apriranno una delle ferite più gravi vissuta dall’economia locale.
Lo abbiamo detto da sempre: gli sforzi fatti fino a ora dal governo non bastano. Servono sostegni tempestivi e adeguati alle cadute di fatturato e moratorie fiscali più ampie e inclusive.
Senza queste, le conseguenze della pandemia diventeranno sempre più gravi e non basterà il vaccino a garantire la ripresa.
Nessun territorio può permettersi oggi di perdere le attività che lo caratterizzano e che ne determinano la vivibilità. Basta con interventi assistenziali, servono subito misure strutturali per salvare il terziario”.

I dati nazionali
La grave crisi del terziario alle prese con la pandemia coinvolge tutta Italia, come mostrato dai dati dell’Ufficio Studi di Confcommercio: sono oltre 390mila le attività del commercio non alimentare e dei servizi di mercato cessate nel 2020, di cui 240mila da attribuire agli effetti del Covid-19.
Numeri che sbaragliano totalmente l’effetto delle 85mila nuove aperture.

È questa la stima dei danni rilevati dalla ricerca della Confederazione che evidenzia una perdita dei consumi del 10,8% e un aumento del tasso di mortalità pari all’11,1% (nel 2019 era del 6,6%) nel commercio e al 17,3% nei servizi (rispetto al 5,7% dello scorso anno).
Tra i settori più colpiti a livello nazionale nell’ambito del commercio, abbigliamento e calzature (-17,1%), ambulanti (-11,8%) e distributori di carburante (-10,1%); nei servizi di mercato le maggiori perdite di imprese si registrano, invece, per agenzie di viaggio (-21,7%), bar e ristoranti (-14,4%) e trasporti (-14,2%). C’è poi tutta la filiera del tempo libero che, tra attività artistiche, sportive e di intrattenimento, fa registrare complessivamente un vero e proprio crollo con la sparizione di un’impresa su tre.

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