Fine isolamento covid, distretto nel caos. Decine di lavoratori rispediti a casa dalle aziende: “Obbligatorio il tampone negativo”

Ditte nel caos, lavoratori rispediti a casa e medici di base alle prese con richieste di certificati di malattia di difficile giustificazione. La questione della necessità di un tampone negativo a fine isolamento per potere tornare a lavoro tiene di nuovo banco nel distretto pratese.
Da venerdì c’è stato un susseguirsi di richieste di chiarimento ai consulenti del lavoro, all’Asl e ai medici di base per capire come comportarsi per il reintegro in azienda di un lavoratore che è stato in isolamento per 21 giorni a causa del covid ma che non ha mai fatto registrare un tampone negativo.
Finora i lavoratori venivano fatti rientrare in azienda con il semplice attestato di fine isolamento rilasciato dopo 21 giorni dall’Asl. Che tra l’altro negli ultimi giorni aveva organizzato una task force per mettersi in pari con le richieste in arretrato. Il tutto basandosi sulle previsioni della circolare del 13 ottobre del ministero della Salute. Peccato però che da una ricerca successiva, sia emerso che l’ultimo dpcm del 3 novembre non abbia recepito la circolare ministeriale. Nell’allegato 12, infatti, si parla chiaramente di “reintegro dei lavoratori, previa presentazione di certificazione di avvenuta negativizzazione del tampone”. Per tornare in azienda, quindi, serve un tampone negativo. Il decreto del presidente del consiglio d’altronde parla chiaro.

Nelle aziende del territorio c’è stato un tam tam di indiscrezioni e richieste di informazioni, che ha portato molti datori di lavoro a rispedire a casa i dipendenti appena rientrati in azienda senza avere il tampone negativo. Il problema, naturalmente, può essere aggirato facendo fare il tampone privatamente ai dipendenti, ma questo crea un vuoto normativa di circa tre giorni fra prenotazione del tampone e comunicazione dell’esito.
I dipendenti delle aziende si sono così rivolti ai medici di base, chiedendo il certificato di malattia. Ma i dottori stanno prendendo tempo. Anche perché si trovano di fronte a soggetti asintomatici e soprattutto che hanno appena ricevuto un attestato dell’Asl in cui si certifica che stanno bene e che possono tranquillamente uscire di casa. Molti lavoratori stanno così prendendo ferie per evitare di ritrovarsi nel mezzo di un caso burocratico.

La speranza di tutti, adesso, è che con il prossimo dpcm di dicembre del governo, si ponga fine a questa contraddizione normativa, sancendo la possibilità di tornare a lavoro semplicemente col certificato dell’Asl di fine isolamento.

Commenti

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*