Il beato Rosario Livatino nel ricordo della cugina Lucia: «Un magistrato con il Vangelo sulla scrivania» VIDEO

«Rosario diceva: io ho sempre fatto quello che desideravo fare, fin dall’università. Era una persona normale, un antieroe, non un eroe. Il suo sentire era sempre legato ad un profondo senso di religiosità, a una grande carità, una grande umiltà. Oggi come famiglia siamo orgogliosi per questo grandissimo riconoscimento». Lucia Livatino ricorda così Rosario Livatino, il magistrato siciliano ucciso nel 1990 dalla Stidda che presto sarà dichiarato beato. Papa Francesco ha autorizzato il decreto che riconosce il suo assassinio come un atto in odio alla fede: un martirio.

Lucia, biologa in pensione, è parente del futuro beato: suo padre e quello di Rosario erano cugini di primo grado. La donna è nata e cresciuta a Prato ma ha conosciuto molto bene il «giudice ragazzino», il più giovane tra i magistrati uccisi dalla mafia, ammazzato a 37 anni lungo la strada che da Canicattì porta ad Agrigento. Stava lavorando all’inchiesta sulla cosiddetta Tangentopoli della mafia.

Ormai da tempo Lucia è impegnata nel far conoscere ai ragazzi delle scuole, in particolare quelle pratesi, la figura di Rosario, magistrato martire della fede. Sotto l’intervista rilasciata a Giacomo Cocchi.

 

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