Il procuratore Nicolosi al console Wang Wengang: “Temo che le istituzioni cinesi tutelino più i datori di lavoro che sfruttano, rispetto ai lavoratori sfruttati”

Parole chiare e nette, fuor di retorica, quelle del procuratore capo Giuseppe Nicolosi, in occasione del settimo anniversario della Teresa Moda. Nel corso dell’incontro on-Line Cambiamenti, in diretta youtube sulla pagina del Comune di Prato (leggi l’articolo), il procuratore ha lodato la bontà del progetto Lavoro Sicuro e sottolineato gli sforzi di Regione Toscana e Comune, nel supportare tramite personale della Asl e segnalazioni qualificate, le indagini della Procura contro lo sfruttamento lavorativo. Ma, prendendo la parola dopo il console generale della Repubblica Popolare Cinese a Firenze Wang Wengang, Nicolosi ha rimarcato la necessità di “elevare il livello di collaborazione”. “Senza l’apporto delle istituzioni rappresentative della comunità cinese la strada è molto in salita” ha detto Nicolosi, i cui uffici negli ultimi mesi hanno portato avanti diverse indagini, lunghe e complicate, per dimostrare il grave sfruttamento lavorativo vigente in alcune imprese a conduzione cinese, dove i lavoratori vengono privati degli elementari diritti e tutele – contratti, stipendi regolari, riposo, malattia, ferie -, costretti a lavorare 12 ore al giorno per paghe risicate, con il fenomeno emergente di nuovi poveri, bengalesi o pakistani, cooptati come forza lavoro sostitutiva a basso costo.

Nel proprio intervento, Wang Wengang aveva al contrario rivendicato “gli sforzi della comunità cinese per il lavoro sicuro negli ultimi 7 anni”. “Soprattutto dopo il rogo, io come console generale e il mio predecessore abbiamo visitato spesso le aziende cinesi; abbiamo ispezionato l’ambiente di produzione della fabbrica, segnalato potenziali rischi per la sicurezza, richiesto la rettifica in conformità con le leggi locali. Attraverso sforzi congiunti di tutte le parti, le imprese cinesi nella nostra circoscrizione hanno compiuto grandi progressi e la percentuale delle imprese in regola è sempre in crescita” ha detto Wang Wengang, che ha lodato il comportamento esemplare della comunità cinese di Prato nel rispetto delle misure anti-Covid e ha concluso auspicando la collaborazione con le istituzioni, “per promuovere al meglio lo sviluppo economico e sociale locale, per i prossimi gloriosi 50 anni di relazioni Cina-Italia”.

“Apprezzo molto le parole formulate del console – ha detto poco dopo il procuratore Giuseppe Nicolosi -. Ecco, il console, il consolato e l’attività di tutela della comunità cinese devono a mio avviso sgomberare il campo da un equivoco. Noi abbiamo a che fare con datori di lavoro che sfruttano in regime quasi di schiavitù altri esseri umani. Questa cosa è totalmente inaccettabile in una realtà evoluta come la nostra, forse anche in una realtà meno evoluta. E allora io penso che innanzitutto questo fenomeno non può essere delegato, demandato a controlli e alla repressione giudiziaria. Un procedimento sconta delle regole, adotta delle garanzie, ha dei tempi che difficilmente si coniugano ad un’esigenza di rapidità, di efficacia nel contrastare il fenomeno. Ecco, allora, io riprendo proprio il discorso che ha fatto il console e dico: bisogna uscire da un equivoco. La tutela delle istituzioni cinesi chi riguarda, a chi si rivolge? Si rivolge al datore di lavoro, che a sua volta sfrutta? O si rivolge ai cittadini, per la maggior parte cinesi, che vengono sfruttati? Mi piacerebbe che sia percorso questo secondo fronte, quello della tutela della comunità cinese. Assistiamo ad un fenomeno che sta evolvendo: gli sfruttati appartengono ad altre etnie, bengalesi, pakistani; quindi siamo di fronte ad una novazione anche in questi rapporti patologici. Il demandare tutto al processo penale è fuorviante; è importante, ma non è assolutamente sufficiente. Secondo il mio parere c’è bisogno di una presa di coscienza forte da parte delle istituzioni cinesi, ai fini del controllo e della tutela della parte debole di questo microcosmo economico. La tutela prioritaria andrebbe riservata ai lavoratori schiavizzati e sfruttati. Temo che ciò non avvenga. Temo che questa tutela sia rivolta più al datore di lavoro che sfrutta. Spero di essere smentito in tempi rapidi su questa mia osservazione”.
Parole alle quali il console non ha replicato.

Dario Zona

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