La Fiom Cgil chiede la proroga del blocco dei licenziamenti: “Rischiamo il massacro sociale”

Dalle infrastrutture alla mobilità, dalla costruzione di sinergie industriali all’occupazione: la Fiom Cgil lancia le proprie proposte per ripensare un nuovo modello di sviluppo dopo la pandemia. Innanzitutto, la questione delle infrastrutture: “Come già espresso nell’ambito della questione aereporto di Peretola: una grande opera non è necessariamente un’opera utile al territorio. Oggi, più che allora, è necessario investire per potenziare il trasporto pubblico locale e consentire una mobilità sostenibile di lavoratori e merci lungo la direttrice Firenze-Prato-Pistoia. Si tratta di una istanza che, in qualità di organizzazione sindacale, raccogliamo direttamente dai lavoratori della nostra categoria e che non può essere più rimandata”, scrive il sindacato in un cmunicato che intitola “Ripensare Prato”.

La questione più rilevante riguarda l’occupazione. La Fiom chiede la proroga del blocco dei licenziamenti “almeno fino a quando non si dia avvio ad un processo di riforma complessiva del quadro degli ammortizzatori sociali e della Naspi”. “Il rischio di un massacro sociale è dietro l’angolo – dice il sindacato – e ha anche una data: 21 marzo 2021”.

Altro tema fondamentale è quello della costruzione di sinergie industriali in termini di area vasta, “favorendo processi di trasferimento di conoscenze, competenze e di aggregazione di piccole realtà industriali con altre più strutturate. L’attuale frammentazione produttiva è un freno alla competitività di tutto il nostro territorio e occorre fare in modo che il nostro settore, nonché tutte le filiere produttive del distretto, possano essere in grado di dialogare e attirare investimenti da realtà industriali diversificate, in grado di portare un valore aggiunto allo sviluppo di tutto il nostro territorio”. Il sindacato ritiene anche di dover avere un ruolo fondamentale nella gestione del Recovery Fund, per cui si rende disponibile ad aprire un confronto con le parti industriali e con le forze politiche territoriali: “Aprire tavoli di confronto, territoriali e nazionali, per dare il nostro contributo ed indirizzare i fondi europei per: garantire adeguati livelli occupazionali; definire piani di ricollocazione dei lavoratori fuoriusciti dal mercato del lavoro; investire nella reindustrializzazione dei settori maggiormente colpiti”.

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