L’Adorazione perpetua «vince» il coprifuoco: per non interrompere la preghiera i fedeli rimangono in chiesa tutta la notte VIDEO

Alle 22 la porta della piccola chiesa di San Paolo si chiude, riaprirà alle 5 del mattino per rispettare il «coprifuoco» che impone il divieto di spostamenti. All’interno qualcuno alterna preghiere e momenti di riposo per non lasciare solo il Santissimo Sacramento. A Prato da tredici anni esiste l’esperienza dell’Adorazione eucaristica perpetua, una iniziativa sostenuta dall’allora vescovo Gastone Simoni, che oggi coinvolge oltre cinquecento persone. Un piccolo esercito organizzato in modo da garantire ogni giorno, 24 ore su 24, una presenza fissa nell’antica chiesina che sembra quasi sparire tra i palazzi del quartiere.

Quello che nacque come un esperimento si è col tempo radicato ed è stato capace di dar vita ad altri due luoghi di Adorazione perpetua nella diocesi di Prato: alla parrocchia della Sacra Famiglia e nella pieve di Usella.

Ma anche questa occasione di preghiera forte e molto radicata tra le parrocchie del vicariato ha dovuto fare i conti con l’emergenza sanitaria in corso. Se durante il confinamento della prima ondata della pandemia ci si è dovuti necessariamente fermare e l’Adorazione è stata sospesa, da quando sono state emanate le limitazioni alle uscite in orario serale e notturno, il cosiddetto «coprifuoco», il gruppo più assiduo degli adoratori ha pensato a come poter evitare una nuova chiusura. E così è stato deciso di fare un turno notturno, lungo sette ore, rimanendo all’interno della chiesa. Gli adoratori del gruppo 22-5 non sono mai soli nella preghiera. Con loro c’è anche un sacerdote, don Guglielmo Pozzi, che, alle soglie dei 90 anni, tutte le notti resta in adorazione.

 

Commenti

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*