Agguato in Congo, è pratese l’italiano sopravvissuto alla sparatoria: era sul convoglio con l’ambasciatore Attanasio

E’ ricoverato, sotto choc, ma senza ferite. Rocco Leone – pratese di 56 anni e funzionario italiano del Wfp, il World Food Programme – è sopravvissuto all’agguato in Congo in cui hanno trovato la morte l’ambasciatore italiano Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e il loro autista congolese Mustapha Milambo. Viaggiavano su un convoglio Onu, sulla strada che da Goma conduce a Bukavu, quando sono stati sorpresi da alcuni colpi di Kalashnikov in aria e aggrediti da un gruppo di assalitori.

Secondo le prime ricostruzioni, l’autista sarebbe stato ucciso subito mentre gli altri sarebbero stati fatti scendere e costretti a camminare per qualche decina di metri. Poi, la sorpresa: dal nulla sarebbero comparsi i soldati e i ranger governativi, richiamati dai colpi dei banditi. A quel punto, lo scontro a fuoco. Nella sparatoria muore subito il carabiniere Iacovacci, 30 anni, latinese di Sonnino, mentre l’ambasciatore Attanasio, 43 anni, brianzolo di Limbiate, sposato e padre di tre bambine, viene colpito all’addome e trasportato in ospedale ma muore durante il tragitto.

“Mio fratello Rocco sta bene e grazie al cielo abbiamo saputo come stava immediatamente dai media, subito dopo l’attentato. Sono sicura che questi sono momenti difficili per tutti e chiedo di rispettare per quanto possibile la nostra apprensione”. Lo ha detto, parlando brevemente con l’ANSA, Maria Grazia Leone, sorella di Rocco. “Ora – ha aggiunto la familiare, che vive a Prato – aspettiamo che torni in Italia”. A Prato vivono anche il padre e l’altra sorella di Rocco Leone. La moglie del funzionario invece vive a Firenze dove la coppia si trasferì oltre 20 anni fa. Il sindaco di Prato, Matteo Biffoni, ha contattato la famiglia di Rocco Leone assicurando il massimo supporto del Comune ed esprimendo la sua vicinanza.

Sgomenti i tanti conoscenti e amici pratesi di Rocco Leone, che ricordano il suo impegno sociale costante e silenzioso e l’impegno ventennale per i Paesi africani, in cui ha lavorato e vissuto negli ultimi decenni. La moglie, che risiede a Firenze, ha potuto parlare al telefono con il marito, che l’avrebbe rassicurata sulle sue condizioni dopo la sparatoria. Leone si trovava in Congo da circa due anni.

Studente del liceo classico Cicognini, Leone è stato per tanti anni scout nell’Agesci, nella sezione ‘Prato prima’, che ha sede nel quartiere San Paolo. Dopo la laurea in Matematica, Leone ha intrapreso la carriera internazionale nel campo della cooperazione e lavora al progetto dell’ONU World Food Programme, che punta a mettere fine alla fame nel mondo, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere l’agricoltura sostenibile. Il convoglio Onu, preso di mira dai banditi, era infatti diretto a Rutshuru per visitare una scuola che deve ricevere aiuti alimentari. Ma lì, purtroppo, il gruppo di lavoro delle Nazioni Unite non c’è mai arrivato.

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