Corsa al vaccino anti-Covid, le associazioni chiedono attenzione per i pazienti fragili: “Servono risposte su tempi e modalità delle somministrazioni”

La corsa al vaccino anti-Covid procede: dopo medici e operatori sanitari, in Toscana è stata inaugurata la campagna rivolta al personale scolastico e delle forze dell’ordine mentre è alle prime battute la vaccinazione di massa degli anziani ultraottantenni, che a Prato avrà il suo cuore all’interno del Centro Pegaso di via Galcianese. Ma che fine hanno fatto le persone fragili? Secondo le indicazioni del Ministero della Salute avrebbero accesso prioritario alla somministrazione del siero. Terminata quindi la Fase 1 – riservata al mondo sanitario, a ospiti e personale delle Rsa e agli over 80 – toccherebbe a loro. Ad oggi però non si sa bene quando e soprattutto non si conoscono le modalità con cui verrà effettuata l’immunizzazione. Quel che è certo è che si tratta di soggetti estremamente fragili e compromessi sotto il profilo sanitario e dunque più esposti alle conseguenze fatali procurate dal virus: pazienti con malattie respiratorie e cardiocircolatorie, diabetici, dializzati, persone con patologie autoimmuni, malati oncologici, affetti da grave obesità o con sindrome di Down. Insomma, cittadini vulnerabili che cercano risposte.

Tra le tante e preziose associazioni che si occupano di assistenza domiciliare gratuita ai malati di tumore c’è Fondazione Ant, che tra Firenze, Prato e Pistoia si occupa di circa 300 persone. “Ad oggi non abbiamo informazioni certe riguardo alla campagna vaccinale per i nostri assistiti – commenta la dottoressa Silvia Leoni, coordinatore sanitario di Ant in Toscana – Non è ancora chiaro a chi di questi malati, e soprattutto in quale fase di malattia, sia più opportuno somministrare i vaccini adesso disponibili per combattere il Covid”. Ma la dottoressa Leoni si spinge oltre, con una riflessione che riguarda tutto il nucleo familiare de