Confindustria critica sul piano vaccinazioni: “Si fanno a categorie poco esposte e non a quelli che lavorano nei settori produttivi”

Un attacco deciso alla gestione e alla metodologia di vaccinazione in Toscana. E’ quello che arriva da Confindustria Toscana Nord all’indirizzo della Regione.
“La Toscana è una regione virtuosa per numero complessivo di somministrazioni, ma estremamente attardata sulle vaccinazioni agli ultraottantenni: come è possibile? Evidentemente perché i vaccini – inclusi almeno in parte Pfizer e Moderna che altre regioni hanno destinato soltanto a figure professionali fortemente esposte e a categorie fragili come gli anziani – sono andati a persone giovani, che è impensabile siano tutte in prima linea nella lotta al covid” scrive Confindustria in una nota. “E’ presumibile che a beneficiarne siano state categorie professionali non esattamente fra le più esposte e figure da scrivania delle amministrazioni pubbliche coinvolte nelle vaccinazioni – prosegue la nota – A questo si aggiungono le prestazioni tutt’altro che ottimali delle pagine del sito della Regione Toscana”.

“E’ evidente come ritardi nelle vaccinazioni possano compromettere la mobilità delle persone, indispensabile per attività aziendali essenziali come la partecipazione a fiere e missioni all’estero e i trasferimenti di personale per montaggi e manutenzioni di impianti.
Ha più senso, sul piano umano in primis ma anche economico, vaccinare persone poco esposte oppure lavoratori che avrebbero assoluta necessità di essere immunizzati per svolgere le loro mansioni e permettere all’economia regionale di riprendersi? Per tacere degli stessi imprenditori: ce ne sono di ultraottantenni ancora attivi, e anche di più giovani che in un’altra regione sarebbero stati già vaccinati. Ma in Toscana no. In Toscana, unica in Italia, si vaccinano i giovani, ma non quelli che lavorano nell’industria o in altri settori produttivi su cui si regge l’economia regionale

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