Texprint, i sindacalisti Si Cobas (indagati) sospendono il picchetto e chiedono di riaprire il confronto, ma l’azienda risponde: “Nessuna apertura”. Sit-in dei lavoratori “No Cobas” davanti al Tribunale FOTO

Nel giorno in cui la Texprint avvia la cassa integrazione per 53 dipendenti, il Si Cobas interrompe il picchetto davanti ai cancelli di via Sabadell e chiede alla proprietà di sedersi ad un tavolo per riaprire la trattativa sindacale entro venerdi.
Richiesta respinta nettamente al mittente.
In piazza scendono nuovamente anche i 65 dipendenti dell’azienda non iscritti al Si Cobas, che dopo la manifestazione di sabato in piazza del Comune, stamani sono tornati ad esporre i propri striscioni in piazzale Falcone e Borsellino, davanti al Tribunale di Prato, contestando le modalità di protesta portate avanti da due mesi dai 15 lavoratori iscritti al Si Cobas. I 65 “No Cobas” si definiscono “ostaggio di violenza dei manifestanti e ignavia delle istituzioni”: le loro denunce e quelle dell’azienda hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati per violenza privata Luca Toscano e Sarah Caudiero, i sindacalisti del Si Cobas, oltre ad altri manifestanti, accusati di aver bloccato ai cancelli di ingresso e di uscita i dipendenti e i fornitori, costringendoli a “perquisizioni” nei loro veicoli per verificare se stessero trasportando delle merci.

Toscano e Caudiero, già rinviati a giudizio a Prato per violenza privata con simili contestazioni in occasione di altre vertenze ed altri picchetti (ma nei cui riguardi gip e giustizia amministrativa hanno rigettato richieste di misura cautelare e fogli di Via), non si scompongono. “Purtroppo non è la prima volta che accade e quindi non è una notizia che ci sconvolge – afferma Luca Toscano -. Siamo di fronte ad un paradosso: oggi i lavoratori che denunciano condizioni di sfruttamento vengono criminalizzati. Noi siamo sereni. Si sono già espressi il Tar e il Consiglio di Stato chiarendo che le forme di sciopero che stiamo mettendo in atto e che hanno portato a grandissimi risultati all’interno di molte aziende negli ultimi due anni – con decine e decine di regolarizzazioni di lavoratori – é esercizio del diritto di sciopero”.

“In questi giorni – continua Toscano respingendo le accuse – abbiamo ascoltato un fiume di falsità e calunnie verso di noi e verso i lavoratori che sono qui in sciopero. Ci si accusa di impedire alle persone di entrare a lavorare, di esercitare violenza, di fare perquisizioni: sono pura calunnia e falsità. In questi due mesi il picchetto si è svolto senza alcun atto di violenza e senza mai impedire a chi voleva farlo di recarsi al lavoro. Con altrettanta chiarezza rivendichiamo il blocco delle merci come esercizio del diritto di sciopero, in particolare in situazioni in cui la dignità umana è calpestata. Abbiamo una Costituzione che dice molto chiaramente che il diritto di impresa ha dei limiti, che non può esercitarsi negando la dignità umana, la sicurezza e l’utilità sociale. La pratica del blocco delle merci é la pratica che ci ha consentito – e non l’abbiamo inventata noi, ma é una pratica vecchia quanto la storia del movimento operaio e dei lavoratori – di superare queste condizioni e riportare i diritti all’interno di queste fabbriche”.

Costituzione, in nome dei diritti dei lavoratori, evocata dal Si Cobas; Costituzione, in nome del diritto al lavoro, evocata dai No Cobas.

La situazione Texprint è nuovamente in stallo. La politica e le istituzioni, con il tavolo regionale aperto e subito chiuso, nelle scorse settimane, per l’eccessiva distanza tra le parti, sono in stand bye. La giustizia, coi suoi tempi, farà luce sui sottili confini tra diritto allo sciopero e diritto al lavoro. Il Tar, cui la Texprint ricorrerà – ed eventualmente il Consiglio di Stato – dovranno esprimersi sulla legittimità dell’interdittiva antimafia notificata all’azienda dalla Prefettura nei giorni scorsi.

Sul piano del diritto del lavoro, la Texprint, che ha mandato lettere di contestazione disciplinare ai lavoratori in sciopero, sostiene che il sindacato non ha fatto le contestazioni nelle dovute sedi. Il Si Cobas, che chiede per i propri iscritti il rispetto dei contratti nazionali, smentisce e dice che i casi sono stati portati all’attenzione dell’ispettorato del lavoro.

E di fronte a questa impasse si resta anche dopo la giornata di oggi, con un nuovo botta e risposta tra Si Cobas e Texprint.

“L’azienda minaccia la chiusura dando la colpa a chi sciopera, ma la responsabilità di questa situazione è della stessa Texprint che ha deciso di chiudere qualsiasi trattativa a fronte di una sacrosanta e semplicissima richiesta di regolarizzazione dei contratti – scrive il Si Cobas –. Per questo invitiamo ancora una volta l’azienda a sedersi ad un tavolo, entro questo venerdì, per dimostrare se davvero esiste la volontà di risolvere questa situazione oppure si vuole continuare soltanto a piangere lacrime di coccodrillo.
La Texprint vuole invece continuare la serrata? Siamo di fronte ad un’azienda che richiede la licenza di sfruttare minacciando i posti di lavoro. E’ un messaggio inquietante che dovrebbe trovare la condanna durissima di tutte le istituzioni. Non si può e non si deve scegliere tra diritti e lavoro.
Siamo di fronte ad una serie incredibile di paradossi. Un’azienda interdetta per infiltrazioni mafiose che prova a far passare come delinquenti i lavoratori che denunciano lo sfruttamento e chiedono un contratto regolare; un’azienda che mentre prepara i licenziamenti disciplinari di tutti gli iscritti al sindacato accusa lo sciopero “di mettere a rischio i posti di lavoro”; un’azienda che prima annuncia l’indisponibilità ad ogni trattativa con le rappresentanze sindacali e poi piange pubblicamente il prolungarsi degli scioperi e delle agitazioni. L’azienda faccia vedere chiaramente se ha intenzione o meno di trovare una soluzione a questa vertenza. Chiediamo pubblicamente alla Texprint di sedersi ad un tavolo e riaprire la trattativa il prossimo venerdì. Nel frattempo sarà sospeso il picchetto ai cancelli. Non vogliamo che questo venga strumentalizzato per sfuggire dal tavolo o giustificare una serrata. Sarà la terza volta in un mese che il sindacato sospenderà il picchetto in maniera unilaterale”.

Richiesta respinta nettamente al mittente dalla Texprint, che in una nota passa nuovamente all’attacco e scrive: “Nessuna apertura ai SI COBAS e ai lavoratori in sciopero è possibile viste le manifestazioni criminali e violente e i blocchi della produzione, che tanti danni hanno arrecato ai lavoratori non in sciopero – che rappresentano la maggioranza dei dipendenti (65 su 80) – alle rispettive famiglie e all’azienda;
si ribadisce che le reiterate condotte criminose che hanno violato il diritto al lavoro ai 65 dipendenti sono state messe in atto dai SI COBAS e da uno sparuto gruppo di dipendenti che oltre a mettere a rischio la vita stessa dell’azienda hanno colpito con violenza anche clienti e fornitori;
tutte le richieste e le rivendicazioni da parte dei dipendenti in sciopero saranno prese in considerazione e valutate dall’azienda solo singolarmente e se e quando saranno presentate per iscritto nelle opportune sedi e nel pieno rispetto della procedura e della legalità. L’azienda precisa altresì che vista l’azione della magistratura, l’attuale ripristino della legalità con il venir meno degli illeciti blocchi da parte dei SI COBAS, ripartiranno già da domani le attività produttive”.

L’azienda fa anche sapere che “un dossier di oltre cinquanta pagine, corredato di documenti, di videoriprese e di una consulenza tecnica è oggetto di deposito in Procura per fornire ulteriori elementi di prova della commissione di altri reati”.

“I dipendenti che protestano per la lesione del loro diritto al lavoro – scrive ancora la Texprint – hanno fatto sapere che una denuncia querela anche per diffamazione aggravata è oggetto di deposito presso la locale Procura della Repubblica a causa delle gravissime falsità riportate sul sito dei SI COBAS, con particolare riferimento alla somma di euro cinquecento che, secondo i SI COBAS, sarebbe stata corrisposta dalla Texprint in favore di ogni lavoratore resosi disponibile a protestare in occasione della manifestazione di sabato scorso, 20 marzo, davanti alla Casa Comunale di Prato”.
“La Texprint ribadisce la piena fiducia nell’operato della magistratura e la massima disponibilità a valutare le singole richieste dei dipendenti nelle sedi competenti, con il massimo rispetto delle procedure e della legalità confidando che non saranno tollerate dall’autorità giudiziaria eventuali ulteriori condotte criminose dello stesso genere di quelle perpetrate sino ad oggi”.

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