Decreto Ristori, via alle richieste di contributi a fondo perduto per le aziende. Tanti i beneficiari anche a Prato, ma gli importi saranno bassi VIDEO

Pochi ristori, per molti beneficiari. Si può riassumere così l’impatto del Decreto Sostegni, la misura istituita dal governo Draghi, per assegnare contributi a fondo perduto ai titolari di partita Iva che, indipendentemente dal settore di appartenenza, hanno accusato la crisi innescata dal Coronavirus. Dallo scorso 30 marzo e fino al prossimo 28 maggio le aziende e i professionisti, che nel 2020 hanno accusato un calo di fatturato superiore al 30% rispetto all’anno precedente, possono presentare domanda per essere ammessi ai contributi.
L’attesa era tanta, ma alla fine, è stata in buona parte delusa: l’ammontare dei contributi spettanti, con importo minimo riconosciuto di 1000 euro, si calcola applicando una percentuale (variabile in base alla soglia di ricavi) non alla differenza di fatturato annuo, ma alla differenza di fatturato medio mensile.

Sotto la spiegazione del commercialista Edoardo Sarti, consigliere dell’Ordine dei Commercialisti di Prato.

Così, per fare un esempio, un’azienda che nel 2019 ha fatturato 100.000 euro e nel 2020 ne ha fatturati 65.000, ha diritto a un contributo del 60% da calcolare non su 35.000 euro (perdita annuale di fatturato), ma su 2.916,67 euro, ovvero la perdita media mensile. Così la percentuale effettiva dei ristori scende al 5% e il contributo sarà di soli 1.750 euro, anziché i 21.000 euro che qualcuno si sarebbe aspettato.

NEL DOCUMENTO EXCEL, VARI ESEMPI DI CALCOLO DEI CONTRIBUTI SPETTANTI, IN BASE AL VOLUME DEI RICAVI, AD IMPRESE CHE HANNO ACCUSATO UNA PERDITA DI FATTURATO DEL 35% 

Stessa sorte per le soglie di fatturato superiori dove le percentuali di rimborso del 50% scendono al 4,16% considerando i dodici mesi dell’anno; la percentuale del 40% scende al 3,33%; quella del 30% al 2,5% e quella del 20% si riduce all’1,66%.

Altre limitazioni, particolarmente penalizzanti per tante aziende del distretto, consistono nell’aver escluso dai contributi a fondo perduto le imprese con fatturato 2019 superiore ai 10 milioni di euro e nel non aver tenuto in considerazione altri fattori che incidono nei bilanci delle imprese come ad esempio l’alta incidenza di costi fissi. Positivo, invece l’aver esteso i ristori a categorie finora rimaste escluse in virtù dei codici Ateco; i contributi del decreto sostegni riguardano, ad esempio, anche i professionisti.

 

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