L’accorato appello di un medico ai pratesi: “State a casa, l’ospedale è messo male e i contagi non sono mai stati così alti. Situazione peggiore di quella di Codogno” VIDEO

“A Prato siamo in una situazione veramente critica. Il Santo Stefano è messo male e sta cercando aiuto da Careggi, Siena e dagli altri ospedali toscani. Le Usca sono in sovraccarico, il territorio con le terapie domiciliari sta cercando di evitare che i contagiati si ospedalizzino. Se vogliamo uscirne prima di giugno, allora chiudetevi in casa. Per 15 giorni cercate di avere meno contatti possibile, soprattutto con gli anziani. Stare in casa vuole dire salvare vite”.
E’ l’appello video lanciato sui social da un medico di base pratese e che sta facendo il giro delle chat WhatsApp di mezza città. Si tratta di una esplicita richiesta di supporto al comparto della sanità, da mettere in pratica attraverso i comportamenti di ogni pratese, perché “non c’è mai stato un numero così alto di contagi a Prato, ma nemmeno in Italia probabilmente. Forse abbiamo percentuali più alte anche di quelle che aveva Codogno”.

Contattato da Tv Prato, il medico di base ha voluto spiegare il perché del video appello. “Negli ultimi giorni ho notato in città indifferenza su quello che sta accadendo all’ospedale e a livello di contagi” spiega. “Fra le persone ho visto una scarsa percezione di quello che ci circonda. Questo forse accade perché la risposta del comparto sanitario è molto efficiente, ma questo non ci autorizza a ignorare cosa sta accadendo a Prato” prosegue il medico. “Rispetto al marzo 2020 la paura di contagiarsi è quasi sparita. Vedo persone vivere in una relativa tranquillità e soprattutto con atteggiamenti corretti portati avanti solo per timore della multa o del controllo, non perché sono indispensabili per contenere il virus. Capisco stress e tensione in ogni pratese per questa pandemia, ma siamo a un punto di contagi troppo alti e non possiamo permetterci proprio ora di ignorare il rischio di ammalarsi”.

1 Commento

  1. Ma se I positivi possono uscire tranquillamente dopo il ventunesimo giorno, ma di cosa si parla. La sanità permette questo, cosi non ne usciremo

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