Decine di spurghisti davanti all’impianto di San Donnino dopo la chiusura di Gida: “In coda da stanotte e c’è chi non riesce a scaricare” FOTO eVIDEO

La nuova legge regionale sui rifiuti blocca gli impianti di Gida e del Calice e gli spurghisti della Piana sono costretti a scaricare i liquami presso l’impianto di Publiacqua a San Donnino. Circa 100 camion ogni mattina si riversano presso la struttura di via di Bozzale, che però accetta solo la metà del materiale che veniva conferito a Gida. Negli ultimi giorni l’impianto di San Donnino ha chiuso i battenti alle 12.30 perché aveva già raggiunto il quantitativo massimo e, così, le aziende di spurgo in fondo alla fila se ne sono dovute tornare indietro a pieno carico. “E sarà così finché la regione non consentirà una deroga alla legge che ha appena approvato”, spiega Massimo Durgoni, vicepresidente del Consorzio degli spurghisti. “Ci mettiamo in coda a San Donnino alle 3 della notte, perché quando apre l’impianto speriamo di poter scaricare. Per noi è una perdita di tempo e un costo, perché se stiamo ore in coda non possiamo lavorare. Costi che si riversano sugli utenti”, aggiunge Emanuele Usai, della ditta Il Panda di Prato. L’impianto di San Donnino è il più vicino per le ditte di spurgo dell’area vasta, dato che la maggior parte delle strutture di smaltimento dei liquami da fosse settiche si trova nella zona di Santa Croce sull’Arno. L’estate rappresenta il periodo di maggior lavoro per gli spurghisti, per i quali l’impegno cresce fino al 60% in più rispetto ai mesi invernali.

 

Ascolta le interviste a Massimo Durgoni e Emanuele Usai

 

(Foto di Alessandro Fioretti)

 

 

LS

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