23 Settembre 2021

Parroco arrestato, gli avvocati difensori: “Vuole disintossicarsi e risarcire”

Stamani, nel luogo dove sta osservando i domiciliari, il sacerdote indagato per droga e appropriazione indebita ha ricevuto una prima visita dei medici del Serd


Ha ricevuto oggi la prima visita dei medici del Servizio dipendenze della Asl Don Francesco Spagnesi, l’ex parroco della Castellina arrestato ai domiciliari lo scorso 14 settembre per importazione e cessione di droga e per appropriazione indebita. Il sacerdote, 40 anni, sta osservando la misura cautelare in un luogo dove è stato trasferito da alcuni giorni, dopo l’autorizzazione del giudice a lasciare la canonica.
“Ha detto che vuole disintossicarsi, che vuole iniziare un percorso” – afferma l’avvocato Federico Febbo – che lo assiste assieme alla collega Costanza Malerba. “Il massiccio uso di cocaina – prosegue il legale – lo ha distaccato dalla realtà fino a fargli vivere una doppia vita”.
Un’esistenza segnata negli ultimi 2 anni dalle feste a base di droga e sesso, a cui don Francesco partecipava assieme al compagno Alessio Regina – anch’egli ai domiciliari per importazione e cessione di sostanza stupefacente – e con la presenza di terzi uomini contattati tramite siti di incontri.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il sacerdote avrebbe acquistato cocaina con le offerte dei parrocchiani. Con la scusa di chiedere denaro per aiutare i meno fortunati a superare la crisi economica dovuta al Covid, don Francesco Spagnesi avrebbe incassato nei mesi scorsi migliaia di euro in contanti, denaro poi usato per l’acquisto dello stupefacente.

Secondo quanto spiegato dal suo legale, avvocato Federico Febbo, in occasione dell’interrogatorio davanti al giudice, il prete ha consegnato un elenco dei parrocchiani così danneggiati, con le relative cifre delle offerte date da ciascuno, affermando di volerli risarcire. Ad aprile la Curia gli aveva inibito l’accesso al conto della parrocchia, insospettita dalle ingenti spese nel corso dei mesi precedenti, che avevano quasi prosciugato le casse.
Già da giorni la Diocesi, confermando la piena collaborazione resa agli inquirenti, ha trasmesso alla Procura la documentazione legata alle uscite dai conti della parrocchia per determinare con esattezza l’ammontare degli ammanchi.

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