31 Maggio 2022

Aumento Tari a Prato, la Cisl: “Nessuna comunità locale può permettersi di navigare a vista sui rifiuti”

"In un anno 9mila tir carichi di rifiuti prodotti in Toscana vanno fuori regione alla ricerca di impianti per lo smaltimento: una carovana che inquina e costa" scrive il sindacato


“La partita è regionale, ma chiediamo che tutte le amministrazioni locali, anche il nostro sindaco, alzino la voce e chiedano piani concreti e rapidi di risposta al tema urgente dello smaltimento dei rifiuti.” E’ la reazione del segretario generale Cisl Firenze-Prato Fabio Franchi e del componente di segreteria responsabile per Prato Marco Bucci, alla notizia dell’aumento della Tari che riguarderà anche il territorio pratese, dove il Comune ha varato rincari dell’8% per le famiglie e del 10% per le imprese.
“Lo smaltimento dei rifiuti – dicono Franchi e Bucci – è un tema complesso e non si risolve certo con la sterilizzazione degli aumenti nell’anno in corso, ma l’aumento della Tari anche su Prato la dice lunga sulla grave situazione che si è determinata in Toscana e che tocca pesantemente anche la seconda città della regione”.“In un quadro già drammatico per l’aumento dei costi dell’energia e le profonde incertezze sulla ripresa dell’inflazione, con il governo che parla già di recessione, l’aumento della tassa sui rifiuti è l’ennesima batosta, sia per le ricadute sui bilanci di decine di migliaia di famiglie, sia per una prospettiva buia delle amministrazioni locali su come smaltire i rifiuti” continuano i dirigenti del sindacato , che poi concentrano la loro attenzione sulle carenze degli impianti di smaltimento dei rifiuti in Toscana.“Ogni giorno attraversano i nostri confini 24 tir carichi di rifiuti prodotti sui nostri territori alla ricerca di impianti dove la nostra spazzatura possa essere smaltita in sicurezza. In un anno si tratta di quasi 9mila camion: una carovana che inquina, costa ai cittadini e alle imprese.”
“La nostra regione (Prato per la sua parte) brucia circa 250 mila tonnellate di rifiuti: meno del 10% del totale, mentre le indicazioni europee ci chiedono di provvedere fra il 25 e il 35%. La Lombardia brucia il 40%, l’Emilia Romagna il 32%, il Piemonte e il Trentino il 23%. Nonostante ciò si è finora voluto tenere tutto bloccato sui termovalorizzatori, in ossequio ai comitati del ‘No a tutto’, a cui una buona parte della politica strizza l’occhio o che subisce, perché è più facile da gestire rispetto agli appuntamenti elettorali.”
“Vi sono temi però, come quello sui rifiuti, che non possiamo più permetterci di trattare sull’onda dell’emotività, rincorrendo i “like” sui social. Sono temi che riguardano la sostenibilità e la tenuta di una comunità, riguardano la capacità progettuale sul futuro e una riorganizzazione della nostra città e dei nostri servizi. E su questo la politica deve spiegare alle persone il merito delle decisioni da prendere; le amministrazioni devono svolgere il loro ruolo di guida, anche a costo di essere impopolari, facendo parlare gli addetti ai lavori e spiegando che i termovalorizzatori o altri impianti hanno oggi tecnologie di sicurezza e di efficienza che superano le paure e gli isterismi collettivi.”
“Quella dei rifiuti – concludono Franchi e Bucci – deve essere una priorità nell’agenda delle risposte da dare: ne va del futuro della nostra comunità e di una programmazione seria e responsabile per il futuro dei nostri figli.”

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