4 Ottobre 2022

Poliziotti a processo per corruzione, le difese respingono tutte le accuse: “Sono innocenti”

Gli avvocati Cini e Ciappi contestano la credibilità delle grandi accusatrici di Massaro e Brunetti. Chiesta l'assoluzione anche per il medico del poliziotto


E’ stato il giorno delle arringhe difensive, ieri, per il processo a carico di Roberto Brunetti e Cristina Massaro, i due poliziotti, ex coniugi, accusati di corruzione per aver facilitato – in cambio di denaro e regali – delle pratiche relative al permesso di soggiorno di alcuni cittadini cinesi. A Brunetti, all’epoca dei fatti ispettore capo della Digos, vengono contestati anche altri reati, fra cui la truffa per i casi di assenteismo, riferiti a prolungati periodi di malattia, per i quali è a processo anche il medico di famiglia Paolo Frassetti, accusato di aver firmato alcuni certificati senza aver visitato il paziente.
I legali di Brunetti e Massaro, gli avvocati Mauro Cini e Manuele Ciappi hanno chiesto l’assoluzione per tutti i capi di imputazione, per alcuni dei quali – compresa la corruzione – sarebbe già intervenuta la prescrizione, visto che il processo ha avuto tempi lunghissimi e i fatti si riferiscono a più di 7 anni fa. Assoluzione per il medico Frassetti è stata chiesta anche dall’avvocato difensore Michele Nigro.

“Le grandi accusatrici non sono attendibili”
Gli avvocati Ciappi e Cini hanno parlato a lungo delle carenze dell’inchiesta e hanno contestato la credibilità delle grandi accusatrici degli imputati: la cinese “Neve” e la consulente del lavoro italiana, le quali per gli stessi fatti, in riti alternativi, quali mediatrici negli episodi di corruzione, sono state l’una condannata a 2 anni (in rito abbreviato) e l’altra ha patteggiato un anno e due mesi di pena.
Secondo gli avvocati difensori, sia Neve, sia la consulente del lavoro avrebbero mentito nell’accusare Massaro e Brunetti e lo avrebbero fatto per un tornaconto personale, al fine di ottenere clemenza per se stesse.

“Nel corso delle perquisizioni – ha detto l’avvocato Ciappi – la consulente del lavoro era stata beccata con una contabilità a nero di 15 anni tenuta in perfetto ordine nascosta dietro un muro della palestrina, come nei film americani, e in 15 anni di evasione fiscale era riuscita a comprare 15 immobili, un capannone l’anno, da mettere a reddito. Avendo consapevolezza che avrebbe avuto conseguenze notevoli, ha capito che l’interesse dell’accusa era sulla posizione della Massaro e si è schierata, ha fatto da agente provocatore”.

Ciappi e Cini hanno poi insistito sull’insussistenza dell’unico episodio corruttivo su cui la consulente del lavoro ha fornito maggiori particolari, quello in cui appare una possibile traccia in alcune intercettazioni telefoniche agli atti: la pratica pendente all’ufficio immigrazione della questura di un cittadino cinese, Giuliano, per cui la professionista teneva le buste paga. Secondo l’accusa, la consulente del lavoro avrebbe contattato la Massaro, sua amica, per favorire la pratica di Giuliano consegnandole i 1500 euro che questi si era detto disponibile ad offrire pur di ottenere il documento.

Gli avvocati Ciappi e Cini hanno sottolineato che – come sostenuto dalla imputata, all’epoca dei fatti vicedirigente dell’ufficio immigrazione e come confermato nel processo da più di un funzionario della Questura chiamato a testimoniare – non si trattava di un caso di ricongiungimento familiare, ma di un aggiornamento di carta di soggiorno a tempo indeterminato per l’inserimento del figlio nato in Italia. In quanto tale, la pratica non necessitava di documenti attestanti la capacità reddituale dei genitori. Non necessitava dunque di quel documento per il quale Massaro è accusata dalla consulente del lavoro di essersi spesa, dietro il pagamento di una tangente, ai fini del buon esito della pratica.
“Se si considera l’errore dell’accusa nell’interpretare la normativa sull’immigrazione – ha detto l’avvocato Manuele Ciappi – si comprende che cade completamente il presupposto per l’intervento in soccorso della Massaro. Chi lo crea quel finto presupposto? La consulente del lavoro nella telefonata del 7 aprile per spillare soldi al suo cliente Giuliano, che dice “amico si paga” e offre 1.500 euro per risolvere il finto problema dei redditi bassi. È un clamoroso caso di millantato credito”.
“E poi – ha aggiunto Ciappi – siamo stati un pomeriggio a discutere di documenti reddituali dati dalla consulente del lavoro a Massaro, che Massaro avrebbe inserito nel fascicolo per agevolare la pratica. Ma quei documenti reddituali non solo non servivano, ma nel fascicolo abbiamo acclarato che non ci sono proprio. Ma di cosa stiamo parlando?”.

Gli avvocati difensori si sono soffermati anche sulla figura di Neve, amica di Brunetti, fin dai tempi in cui la madre del poliziotto faceva le pulizie per la cittadina cinese e le badava il nipotino. “Tanti regali fatti anche alla famiglia del Brunetti sono da ricollegarsi a questo rapporto – diciamo – di lavoro tra Neve e la madre del Brunetti. Le regalie di Neve e il rapporto amicale con Brunetti sono di gran lunga preesistenti rispetto alla conoscenza con Massaro e quindi al 2011. Le regalie erano il modo con cui Neve si interfacciava non solo con il Brunetti, ma con tutti coloro i quali intratteneva rapporti amicali o sentimentali. Non erano modalità di dazione corruttiva né per atti dell’ufficio, né per atti contrari al dovere di ufficio, ma erano del tutto svincolate dall’attività di Massaro e forse rientranti in una riserva mentale di Neve, ma del tutto sconosciuta alla Massaro, che neppure conosceva Neve quando tali regalie iniziarono”.
L’avvocato Cini ha poi citato un passaggio della testimonianza in cui la stessa Neve ha riferito di aver portato regali alla Massaro a casa della mamma del Brunetti in via Borgioli. In realtà – ha argomentato la difesa – quella casa era stata venduta nel luglio 2006 e la donna si era trasferita nella nuova abitazione di via del Seminario, comprata nel settembre 2006, e si era poi dimenticata di variare la residenza, rimasta per l’anagrafe in via Borgioli, fino al decesso del 2013.
“Neve riferisce di tali circostanza di fatto non possibile (la dazione di regalie post 2011 in via Borgioli) non già perchè riferisca fatti dalla medesima provati e vissuti realmente – ha detto in aula l’avvocato Mauro Cini – ma probabilmente perchè ciò le tornava in linea con un’attestazione anagrafica reperibile da chiunque, che però è notevolmente difforme dal dato reale come documentalmente provato. Ecco dove trova i riscontri Neve: all’anagrafe”.

Le assenze dal servizio e le certificazioni mediche
Quanto alle assenze dal lavoro del Brunetti – l’accusa ha contato 385 giorni di malattia in poco più di due anni – la difesa ha sottolineato che non è in discussione la patologia cronica di cui il poliziotto soffre da anni e per la quale ha ottenuto il riconoscimento della causa di servizio dal Tar. L’avvocato Cini ha sottolineato che le certificazioni sono state controfirmate e validate dai medici interni della Questura, e che un poliziotto, che in caso di emergenza deve intervenire armi in pugno per fronteggiare situazioni critiche, deve essere in condizioni di salute ottimali.

Sulle certificazioni mediche ha insistito l’avvocato Michele Nigro, legale del dottor Paolo Frassetti, sottolineando che il proprio assistito provvedeva a visitare il paziente e soltanto in alcune circostanze limitate, il medico di famiglia ha provveduto a rinnovare i certificati di malattia in scadenza dopo essersi sentito telefonicamente con Brunetti. In alcune circostanze peraltro – ha aggiunto Nigro – i certificati di Frassetti seguivano i certificati di malattia già emessi dai medici della Questura, che periodicamente visitavano il poliziotto.

Subscribe
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments