24 Novembre 2022

Maxi-frode dei camici, le difese chiedono che il processo non si faccia a Prato

Sollevata la questione di competenza territoriale; nel frattempo due dei principali imputati sono usciti dal carcere


E’ alle battute iniziali il processo per la maxifrode da 43 milioni di euro nelle forniture di camici e tute per l’emergenza Covid che vede imputati i fratelli Massimiliano e Samuele Piccolo – a capo del consorzio Gap di Roma – assieme a Gianluca Forieri, responsabile dell’area legale dello stesso consorzio e 4 titolari di confezioni cinesi di Prato a cui il consorzio ha affidato i lavori, in violazione del divieto di subappalto. Il confezionamento dei camici, sempre secondo l’inchiesta della Procura, avveniva poi da parte delle ditte di Prato violando le norme in materia di lavoro, igiene e sicurezza, sfruttando operai costretti a turni massacranti, per compensi da fame.
Nei giorni scorsi, dopo 4 mesi di custodia cautelare in carcere, i fratelli Piccolo sono stati scarcerati e sottoposti ad obbligo di firma e ad alcune misure interdittive, mentre Forieri resta ai domiciliari.
Oggi gli avvocati dei principali imputati hanno posto la questione della competenza territoriale, chiedendo che il processo sia celebrato a Roma o a Como per effetto delle prime forniture della maxi-commessa che sarebbero state confezionate da ditte in Albania e ad Erba. Una tesi a cui si è opposto il sostituto procuratore Lorenzo Boscagli, titolare delle indagini, che ha rimarcato come agli atti del fascicolo siano presenti fatture di confezioni pratesi ed altri elementi che attestano lavorazioni eseguite nel nostro distretto già da pochi giorni dopo la stipula del contratto, avvenuta in data 12 novembre 2020 con la struttura del commissario straordinario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri.
Le difese dei fratelli Piccolo hanno eccepito anche la nullità del giudizio immediato per un presunto vizio procedurale legato all’interrogatorio di garanzia.
Su questo punto e sulla questione di competenza territoriale si esprimerà il giudice Santarelli nella prossima udienza fissata il 19 dicembre. Il processo vede quale parte civile la Asl 2 di Roma, destinataria di una parte delle forniture; mentre con grande sorpresa non si è costituito lo Stato che quei camici, attraverso la struttura commissariale, aveva richiesto 2 anni fa, in uno dei momenti più difficili della pandemia.

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