3 Giugno 2024

Inchiesta corruzione, il comandante Turini non risponde al gip

L'ufficiale si è avvalso della facoltà di non rispondere rilasciando semplici dichiarazioni spontanee


Si è avvalso della facoltà di non rispondere al gip, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, il tenente colonnello Sergio Turini, comandante della compagnia di Prato, arrestato il 30 maggio anche con le accuse di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e accesso abusivo al sistema informatico. Il militare, difeso dall’avvocato Giovanni Renna, ha chiesto e ottenuto di partecipare in presenza all’interrogatorio, poi ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere, rilasciando dichiarazioni spontanee – fa sapere il suo legale – in cui ha affermato la propria estraneità a qualsiasi ipotesi di corruzione.

Turini, secondo l’accusa si sarebbe messo a disposizione di imprenditori amici, italiani e cinesi, accedendo abusivamente al sistema banca dati delle forze dell’ordine per fornire informazioni sui dipendenti. In cambio, il militare avrebbe ottenuto come utilità il pagamento di un viaggio negli Usa per il figlio del valore di oltre 5mila euro e tre bottiglie di vino del valore di 1800 euro.

Sempre stamani, ad inizio dell’udienza, il procuratore aggiunto Luca Tescaroli e i pm Lorenzo Gestri, Lorenzo Boscagli e Massimo Petrocchi hanno depositato nuovi atti di indagine, tra cui il
verbale della testimonianza resa dal sottosegretario al ministero degli Esteri Giorgio Silli il 31 maggio, e copia della lettera che l’esponente politico ha trasmesso al Comando generale dell’Arma, su sollecitazione secondo l’accusa, dell’imprenditore Riccardo Matteini Bresci perché Turini non venisse trasferito a Potenza e rimanesse al comando della compagnia di  Prato.

Matteini Bresci e Roberto Moretti, titolare di un’agenzia investigativa, sono ai domiciliari e nei prossimi giorni sarà fissato anche per loro l’interrogatorio di garanzia.

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