Maxi operazione per fermare l’illegalità alla Dogaia: 29 detenuti indagati
Sottoposta a sequestro e perquisizione l'intera struttura, 800 gli agenti utilizzati.
Una maxi operazione per cercare di smantellare una volta per tutte la diffusa illegalità all’interno della Dogaia. E’ quella predisposta dalla Procura che ha visto impiegati ben 800 agenti delle varie forze dell’ordine per rivoltare da cima a fondo la struttura carceraria. La Procura ha emesso un decreto di perquisizione e sequestro dell’intero carcere, controllando tutti i 564 detenuti. La maxi operazione odierna arriva dopo altre operazioni svolte nei mesi scorsi solo in alcune sezioni, che avevano portato ad indagare 33 detenuti, ma evidentemente non erano servite ad arrestare le condotte illecite.
Il prosieguo dell’indagine su quanto accade in carcere ha permesso di scoprire all’interno del penitenziario – soprattutto in 4 sezioni – un giro di approvvigionamento e spaccio di droga, l’uso della violenza e della minaccia nei confronti di altri detenuti costretti a fare da corrieri, l’uso diffuso di cellulari e dei social, l’utilizzo di droni per trasportare droga, cellulari, coltelli e tirapugni.
Ventinove gli indagati di varie nazionalità per reati che vanno dall’estorsione alla violenza privata, fino all’acquisto e vendita di stupefacenti, porto d’armi e accesso indebito a dispositivi di comunicazione.
Per far arrivare la droga in carcere si usavano droni, familiari compiacenti, altri detenuti in permesso costretti a fare da corrieri con l’uso della violenza e delle minacce.
Almeno due gli episodi di aggressione accertati nei confronti di altrettanti detenuti semiliberi per costringerli a fare da tramite per portare la droga in carcere.
Altri tre detenuti avrebbero usato un drone per far arrivare droga, coltelli e tirapugni fino alla finestra della loro cella.
In un caso la droga è stata scoperta nel lume gastrico e nell’ampolla rettale di due detenuti rientrati dal permesso premio.
Una volta arrivata la droga in carcere, veniva venduta ai detenuti a prezzi altissimi (500 euro per 0,7 grammi di cocaina), non senza episodi di estorsione.
A far partire l’operazione è stata la collaborazione di 6 detenuti vittime di violenza e minacce di morte, per i quali sono state adottate misure di tutela.
Nel corso delle indagini non sono stati individuati apparecchi utilizzati tra l’altro per l’impiego di ventuno utenze risultate nella disponibilità di detenuti e il congegno elettronico che ha consentito e consente a più detenuti di gestire dal carcere il proprio profilo Tik Tok.
Sono stati impiegati anche mezzi anti spurgo per verificare la presenza di congegni elettronici impiegati per mantenere contatti telefonici con l’esterno.
Nel corso delle perquisizioni, al momento nella disponibilità di detenuti sono state trovate e sequestrate alcune dosi di droga, 14 lame artigianali, un cutter, un cacciavite, cinque punteruoli artigianali, uno smartphone privo di sim, e due smartwatch con sim.
Rinvenuti inoltre in più sezioni sicurezza stucco, calce e vernice, tutti materiali verosimilmente impiegati per occultare dispositivi di comunicazione con l’esterno, e anche denaro contante. Analizzate anche sei fosse biologiche dell’istituto, i cui risultati arriveranno nei prossimi giorni.
Il procuratore ha specificato che l’operazione ha rivelato la necessità di installare telecamere e reti anti lancio per tutte le finestre delle celle, di munire la struttura di sistemi antidrone e personale che ne impedisca il sorvolo. Il procuratore chiede di schermare il carcere per impedire l’uso di internet e della rete telefonica e di sottoporre a esami radiologici i detenuti in permesso che fanno rientro in carcere.