La proprietà del Beste Hub di via Bologna dovrà demolire i presunti abusi edilizi riscontrati nel 2023 dalla polizia municipale all’interno dell’ex Lanificio Affortunati. Lo ha stabilito il Tar della Toscana che ha dato ragione al Comune di Prato, respingendo il ricorso contro l’ordinanza di demolizione presentato da Beste S.p.a. e Santi Re S.r.l., che adesso potrebbero tentare la carta dell’ulteriore ricorso al Consiglio di Stato.
Il piano operativo del Comune di Prato aveva inserito l’ex lanificio di via Bologna nei complessi di archeologia industriale, su cui sono ammissibili solo interventi di ristrutturazione edilizia conservativa. A fronte di una scia presentata con questa finalità, i nuovi proprietari del Beste Hub hanno invece eseguito interventi
che secondo i giudici amministrativi hanno determinato “una modifica strutturale del fabbricato industriale del tutto incompatibile con le finalità conservative” prescritte.
Diverse le opere abusive contestate dalla polizia municipale e da rimuovere, a partire dal soppalco nella corte interna edificato con la posa in opera di 18 pilastri circolari a base quadrata imbullonati a terra e travi di legno e con un sistema di ancoraggio alla parete perimetrale e al soffitto. Un’opera che nel ricorso la Beste ha provato a qualificare come un “palco morto”, un “impianto di natura tecnologica destinato esclusivamente all’esposizione di capi di abbigliamento e del tutto privo di aree di calpestio ad eccezione dei camminamenti”, ma che il Tar ha definito “struttura di notevole impatto”, che ha determinato un aumento di superficie calpestabile di circa 200 metri quadrati e che “avrebbe richiesto per la sua realizzazione anche il deposito dei calcoli strutturali all’Ufficio del Genio Civile, attesa la forte incidenza che la stessa determina sui solai di copertura”.
Altre opere abusive da demolire o rimuovere – secondo quanto disposto dal Tar – sono le nuove insegne luminose apposte in facciata, “modificative del prospetto esterno dell’edificio”, il vestibolo di accesso di 26 metri quadrati, la parete apribile in legno e vetro realizzata nella sala riunioni con un nuovo vano di 29 mq, e l’utilizzo come ufficio della sala mensa al primo piano.
Già rimosso spontaneamente nel 2023, dopo la prima contestazione della polizia municipale, il campo da padel che era stato realizzato nella corte interna.
Beste: “Nostro operato legittimo, faremo ricorso al Consiglio di Stato”
In una nota, Beste e Santi Re Srl preannunciano ricorso al Consiglio di Stato, laddove le due società confidano di far valere le proprie ragioni in diritto. “L’opera di ristrutturazione di questo edificio, a nostro modesto modo di vedere, dovrebbe rappresentare un modello virtuoso cui ispirarsi, piuttosto che un’opera su cui agire con richieste, paradossali, di demolizione di attrezzature funzionali al suo uso produttivo. Riteniamo aver restituito alla città di Prato un simbolo identitario, salvaguardandone i caratteri formali e la funzione storica legata alla produzione tessile più di quanto non fosse previsto dal Piano Operativo del Comune di Prato. Nel frattempo continueremo ad utilizzare le attrezzature del BesteHUB per le attività industriali per le quali lo abbiamo acquistato e ristrutturato con tanta passione e nel rispetto della normativa vigente, e saremo lieti di poter continuare ad accogliere e tenere eventi a carattere culturale, artistico, politico, sportivo, ecc., oltre che filantropico, che negli anni si sono avvicendati senza soluzione di continuità, con grande successo di presenza di pubblico, rendendo questo luogo ancora più iconico per la città di Prato. Infine – prosegue la nota di Beste e Santi Re Srl – sarebbe nostra premura aprire una discussione più ampia sulla rigenerazione della Città e del suo tessuto urbano, identificando quali siano i valori ai quali fare riferimento nel percorso di progettazione e quali flessibilità si debbano individuare per restituirli alle nuove funzioni: la nostra esperienza potrebbe rappresentare un utile percorso per il progetto del nuovo Piano Operativo”.



