Abusi sui minori al Forteto, la pm che sostenne l’accusa: “Per i magistrati nessun procedimento disciplinare, alcuni hanno fatto carriera”

“Quando c’è un’inchiesta, coloro che ne rimangono disturbati se la prendono col primo responsabile, che è il pubblico ministero. Veniamo pagati per cercare e a volte si trova”. Così la pm Ornella Galeotti, audita oggi dalla commissione parlamentare di inchiesta sui fatti de ‘Il Forteto’ di Vicchio, la comunità per l’assistenza a minori di famiglie disagiate fondata dal pratese Rodolfo Fiesoli in Mugello e finita al centro di uno scandalo di maltrattamenti e abusi sessuali. La magistrata condusse l’inchiesta, da cui scaturirono i processi e le condanne definitive a Fiesoli (morto lo scorso anno) e ai suoi collaboratori.

Ornella Galeotti ha ricordato come “fossero tutti contenti che fossi stata io ad affiancare Giuliano Giambartolomei”, altro magistrato della procura di Firenze andato in pensione durante le indagini. “Quando invece cominciò il dibattimento e si cominciò a vedere che c’era molto materiale serio”, i colleghi “iniziarono a levarmi il saluto”. I primi a toglierle il saluto, ha aggiunto Galeotti, “furono quelli che avevano fatto le funzioni di giudici minorili e poi erano tornati in tribunale o in corte d’appello. Loro subito mi levarono il saluto”.
Inoltre, ha ricostruito la pm Galeotti rispondendo alle domande dei commissari, “quando si cominciò a lavorare nel dibattimento, io rimasi sola perché il dottor Gianbartolomei andò in pensione e nessuno dei miei colleghi decise di affiancarmi. Io chiesi di avere una seconda persona, ma nessuno se la sentì”.
“Da un lato lo capisco – ha continuato – perché salire a bordo quando siamo già partiti non è semplicissimo. Però se io mi ammalavo saltava l’udienza e avevamo una grande fretta, perché volevamo arrivare alla sentenza di primo grado prima possibile, per evitare la prescrizione almeno dei diritti ai risarcimenti”.

Ornella Galeotti si è espressa anche sulla posizione di professionisti che con le loro azioni o omissioni hanno di fatto contribuito ad alimentare il sistema degli affidi di minori al Forteto. Minori che – come appurato nel processo – una volta inseriti nella cooperativa agricola venivano poi sistematicamente picchiati (le ragazze) o abusati sessualmente (i ragazzi), nel quadro di un progressivo assoggettamento psicologico e del totale isolamento rispetto alle famiglie di origine.
“La cosa che ad oggi mi stupisce e mi rende perplessa è che a seguito di questa sentenza non è stata svolta nessuna azione disciplinare, neanche cominciata, in nessuna delle strutture appartenenti allo Stato. Né in ambito sanitario, né in ambito sociale o di articolazioni del sistema sanitario”, “né il ministro della Giustizia o il procuratore generale hanno avviato delle indagini disciplinari per poi chiamare gli eventuali responsabili davanti al Consiglio superiore” ha detto la pm Ornella Galeotti durante l’audizione.
Oggi “la procura di Firenze e il tribunale dei minori non sono più composti dalle stesse persone”, ma, ha aggiunto Ornella Galeotti “nessuna di queste istituzioni ha chiesto scusa alle vittime. Evidentemente sono tutti convinti di aver agito per il meglio”. Galeotti ha fatto notare che “molte di queste persone dopo il processo del Forteto hanno migliorato la loro carriera, hanno comunque coronato i loro sogni”, “alcuni magistrati sono in pensione, alcuni ancora in servizio e non hanno avuto nessuna conseguenza. Magari è anche corretto così, ma non si è fatto nessun approfondimento da parte degli organi deputati”.

“Il tribunale di primo grado fa delle affermazioni decise, chiare e incontestabili sulla responsabilità dei magistrati che si sono occupati dei minori al Forteto”, ha sottolineato Galeotti ricordando come la sentenza sia stata confermata da corte di appello e corte di Cassazione.
“Questo processo, per chi lo ha fatto – ha anche detto nella sua relazione alla Commissione -, ha costituito non solo una fatica di lavoro ma anche un’esperienza umana di una pesantezza importante e abbiamo avuto invece la sensazione che nessuno se ne sia curato da parte dello Stato”, “tanto che tutto è continuato un po’ come prima, finché non sono cambiati radicalmente i protagonisti”. Infine, rispondendo a una domanda dei commissari, ha aggiunto: “Neanche l’Asl che poteva fare un audit, ha pensato di fare dei trasferimenti, una ristrutturazione di una articolazione territoriale”, “potevano essere tante le soluzioni. Invece solo un grande silenzio, solo una grande inimicizia verso questo processo”.

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