Accordo sindacale per gli operai cinesi che hanno scioperato. La stoccata del Sudd Cobas a Biffoni: “C’è il rischio che Prato torni indietro. Ma la città è cambiata grazie alle lotte dei lavoratori”

E’ stato raggiunto un accordo tra il Sudd Cobas e la Confezione Jia Yang di Casale per i due operai cinesi dell’azienda che venerdi scorso avevano scioperato invitando i connazionali a battersi per condizioni di lavoro degne e il rispetto dei diritti dei lavoratori. “You e Ma avranno i loro stipendi e un risarcimento economico per lo sfruttamento. È il loro riscatto dopo due anni passati tra turni di lavoro disumani, paghe a cottimo e negazione dei diritti fondamentali” scrive il sindacato.
L’accordo di ieri si aggiunge a quello già raggiunto lo scorso sabato, che ha visto uno dei pronto moda committenti regolarizzare la posizione di sei propri lavoratori.

“La lotta paga. L’appello ai lavoratori cinesi è questo: unitevi al sindacato e lottate per i vostri diritti. Non siete da soli. Come non sono stati da soli You e Ma. Per tre giorni decine di membri del sindacato si sono alternati al loro fianco davanti ai cancelli della fabbrica. In sole 48 ore sono stati raccolti più di 1900 euro per sostenere le spese per un alloggio poiché hanno dovuto lasciare la casa fornita dal padrone. La solidarietà è più forte dell’ingiustizia”.

Un messaggio che You e Ma hanno voluto tornare a lanciare con un video sotto alla bandiera del Sudd Cobas.

“Per anni – afferma il coordinatore del Sudd Cobas Luca Toscano – abbiamo detto che sarebbe arrivato anche il turno dei lavoratori e delle lavoratrici cinesi, che continuano ad essere in molti casi tra i più sfruttati di questo distretto. Quel momento è arrivato. Sta succedendo qualcosa di portata enorme. Anche se un’intera campagna elettorale è riuscita a fare finta di niente, stando lontano dai macrolotti e dalle zone industriali”.

Poi, la stoccata al sindaco neo-eletto Matteo Biffoni, già alla guida della città dal 2014 al 2024. “A guardare i risultati delle elezioni, si potrebbe dire che c’è il serio rischio che Prato torni indietro. A un’epoca in cui gli scioperi venivano criminalizzati e gli operai ignorati dalle istituzioni. Ma Prato non è più quella di cinque o sei anni fa, quando lo sfruttamento era polvere nascosta sotto il tappeto. Ed è solo grazie alle lotte dei lavoratori. A guardare ciò che accade davanti ai cancelli dei capannoni di questo distretto, infatti, si vede già il futuro. Ed è un futuro che vedrà sempre di più protagonisti chi per trent’anni è rimasto invisibile e senza diritti”.

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