È stato rimosso nei giorni scorsi il chiosco di via Galcianese: la struttura in legno (nella foto), chiusa da alcuni anni, era stata vandalizzata ed era divenuta fonte di degrado, come Tv Prato aveva segnalato nelle scorse settimane in un servizio per “Le Frazioni cuore di Prato”. Il chiosco per anni ha rappresentato un punto di ristoro per gli studenti e insegnanti del vicino polo scolastico, ma anche un’occasione di riscatto e di rinascita per chi lo ha gestito. Proprio per ricordare questo aspetto meno conosciuto il pediatra pratese Enrico Davalli e Marco Morelli, direttore del Museo Italiano di Scienze Planetarie, hanno scritto una lettera aperta, che volentieri pubblichiamo qui di seguito.
Gentile redazione,
abbiamo appreso dai mezzi di informazione della demolizione del chiosco di via Galcianese. Grande emozione ha suscitato tra gli studenti e gli insegnanti del plesso scolastico, e tra coloro che lì sceglievano di fermarsi. Sono affiorati ricordi, momenti di vita, emozioni.
Bello ricordare un luogo identitario nel momento della sua definitiva scomparsa, ma ci si è limitati al ricordo di un luogo. Nessuna parola, invece, e nessuno accenno, alle persone che sono state l’anima di quel luogo.
Aperto da madre e figlia che cercavano e trovarono nel chiosco una rinascita e una nuova via, fu poi preso in gestione da un uomo – anch’egli in cerca di una nuova vita – assieme alla sua compagna.
Vorremmo brevemente ricordarlo noi che lo abbiamo conosciuto da vicino: era stato un clochard ed era una persona gentile, intelligente, che con la sua cadenza veneta regalava sagacia e allegria a chi, molti anni prima dell’avventura del chiosco, passava in Piazza del Comune e incrociava i suoi sorrisi e una profonda consapevolezza delle sue fragilità. Ma anche tanta speranza che animava quell’uomo che non aveva mai perso la fiducia in un possibile riscatto.
Il riscatto arrivò poi con un posto di lavoro e con l’amore. La compagna, due figli, una famiglia. Decise così di continuare a essere libero e di reinventarsi una vita e prese in gestione il chiosco. Forse un’impresa più grande di lui, con le sue fragilità. L’avventura finì nel silenzio. Il chiosco è rimasto vuoto per anni a ricordarlo. Nessuna traccia di lui, di lei, di quella nuova esistenza.
Resta in noi il ricordo di storie di rinascita, il rimpianto di aiuti forse mancati a persone speciali rimaste nel nostro cuore e che oggi vogliamo ricordare a tutti coloro che quel chiosco hanno frequentato. Quel chiosco che ha segnato un tratto della loro vita e delle nostre, posto come era lungo una strada di grande passaggio, sosta spesso obbligata anche se in disparte rispetto alle nostre esistenze.
Un grazie a chi da quel luogo ha regalato sorrisi.
Enrico Davalli e Marco Morelli





