Allarme rosso per rischio presenza mafiosa: Prato tra le 25 peggiori province d’Italia. Pesa la criminalità cinese

Prato è tra le peggiori 25 province in Italia per presenza mafiosa, in base ad un indice sintetico di rischio elaborato da Irpet su dati di Istat-Ministero dell’Interno, Direzione investigativa Antimafia, Agenzia Nazionale per l’amministrazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, Unità di Informazione Finanziaria di Banca d’Italia, Ufficio italiano Brevetti e marchi, Libera e Legambiente.
La Toscana si colloca al nono posto in Italia per presenza della criminalità organizzata. Al suo interno, Prato è l’unica provincia in rosso, che si colloca cioè nel quarto quartile della presenza mafiosa.

Come segnalato dal rapporto 2025 di Irpet sull’illegalità e criminalità organizzata in Toscana, “nel distretto produttivo pratese emergono con forza criminalità cinese, smaltimento illecito dei rifiuti tessili, sfruttamento del lavoro, immigrazione irregolare, riciclaggio e persino forme di violenza sempre più gravi fino ad una vera e propria escalation da “guerra di mafia” per il controllo di logistica e produzione”.
Nel rapporto è evidenziato che “la criminalità cinese appare molto strutturata nell’economia sommersa, nel riciclaggio e nel controllo di segmenti produttivi”.

Prato capitale italiana del riciclaggio

Prato è una delle capitali del riciclaggio di denaro sporco: spicca infatti fra le cinque province italiane con valori più elevati di segnalazioni di operazioni sospette che vengono comunicate all’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) della Banca d’Italia.

In Toscana l’economia sommersa e illegale pesa 14,3 miliardi

Nel nostro territorio, insomma, si realizza una fetta consistente del circuito dell’economia non osservata in Toscana, che in tutto pesa per 14,3 miliardi di euro (pari al 10,3% del Pil regionale). Al suo interno sono ricomprese l’economia sommersa, ovvero quella che sfugge al fisco (con fenomeni quali false fatture, evasione, società di comodo apri e chiudi intestate a prestanome, riciclaggio) pari a 12,8 miliardi (9,2% del Pil), e le attività illegali, come droga, sfruttamento della prostituzione, bische clandestine (1,5 miliardi).

Il lavoro nero in Toscana è stimato in 138.000 occupati non regolari (incidenza dell’8,2% sul totale, meno della media italiana, 10%) ma peggiore in tutti i settori a quelli relativi alle regioni del Nord, con una distanza più marcata per quanto riguarda l’agricoltura e i servizi.
Anche su questo tema Prato si distingue in negativo con il falso part time nel settore delle confezioni cinesi. Nella nostra provincia, nel settore delle comnfezioni di abbigliamento si osserva un elevato scarto fra il part time osservato (65%) e quello atteso in base a tipologia di attività e media nazionale.

Camorra e criminalità cinese a braccetto

Il report di Irpet riporta le principali inchieste sulla criminalità organizzata che hanno toccato anche la provincia di Prato, fra cui un’indagine condotta dalla DDA di Firenze che nel 2025 ha evidenziato “stretti rapporti tra imprenditori cinesi a Prato ed esponenti del clan camorristico dei Sarno riguardo al business dei rifiuti tessili nonché lo sfruttamento dell’immigrazione irregolare. Alcuni degli indagati avevano infatti organizzato il trasporto dalla Slovenia alla provincia di Prato di una cinquantina di migranti pakistani (tutti senza documenti), destinati proprio ai capannoni di Chinatown”.
Nel rapporto di Irpet sono anche menzionate le parole del procuratore Luca Tescaroli nella relazione di inaugurazione dell’anno giudiziario 2025, quando evidenziò la presenza a Prato di “cellule della criminalità organizzata cinese che sono proiettate al controllo di settori economici tramite omicidi, estorsioni, rapine, incendi e che risultano, inoltre, svolgere attività di servizi bancari, alla stregua di banche illegali, anche a favore di altre strutture criminali del Paese”.

Lo stesso Tescaroli aveva così sintetizzato la pluralità di attività delittuose riconducibili alla comunità cinese che «risultano serventi alla tenuta del sistema produttivo manifatturiero», per abbattere i costi, quali immigrazione clandestina, lavoro irregolare, sfruttamento dei lavoratori, importazione di prodotti e materie prime con evasione IVA, contraffazione, false fatturazioni nonché sistematica evasione fiscale con utilizzo di imprese fantasma, di prestanome, rapidità del ricambio tra le imprese per ostacolare la ricostruzione dei collegamenti interni alle filiere di apri e chiudi.

Criminalità cinese, 20 anni fa l’allarme dei Servizi di intelligence

L’allarme sulla criminalità cinese nel nostro Paese – sottolinea Irpet – era stato lanciato già venti anni fa dai nostri Servizi di intelligence che nella “55ma Relazione sulla politica informativa e della sicurezza” del primo semestre 2005 evidenziavano, tra l’altro, come un segnale di evoluzione della criminalità cinese in Italia poteva cogliersi «dalla sensibile estensione degli ambiti di intervento realizzatasi secondo un percorso che, imperniato sulla gestione dell’immigrazione clandestina di connazionali e sullo sviluppo di attività correlate (traffico di donne da avviare alla prostituzione con la lucrosa gestione dei centri di massaggi, tipica attività di copertura, sfruttamento del lavoro illegale, falsificazione di documenti), ha favorito la penetrazione nel territorio e l’acquisizione di spazi crescenti nei settori commerciali e imprenditoriali».

La mappa del rischio della presenza mafiosa: Prato e gli indicatori

Tornando alla mappa del rischio della presenza mafiosa in Italia. Prato è in fascia di medio alta esposizione (terzo quartile) perindicatori di presenza oggettiva della mafia (reati per associazione di tipo mafioso, associazione a delinquere, interdittive antimafia, operazioni finanziarie atribuite alla criminalità organizzata, aziende e beni in gestione all’agenzia nazionale per l’amministrazione dei beni sequestrati e confiscati alle mafie).
Prato è nel quarto quartile (dunque fra le peggiori 25 province d’Italia) per indicatori di controllo del territorio: reati quali danneggiamento seguito da incendio, attentati, sequestri di persona, estorsioni, usura, corruzione.
Se guardiamo agli indicatori di esercizio di attività illecite (riciclaggio e impiego di denaro e beni illeciti, contraffazione di marchi e prodotti, contrabbando, reati nel ciclo dei rifiuti, kg di droga sequestrati, sfruttamento della prostituzione e della pedopornografia) Prato è di nuovo tra le 25 peggiori province d’Italia, assieme a Firenze, trascinando la Toscana al quarto posto in Italia nella geografia del rischio di presenza mafiosa.

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