Allontanamento dalla casa familiare, applicazione del braccialetto elettronico e divieto di avvicinamento alla moglie per il 47enne italiano che lo scorso 18 gennaio a Carmignano accoltellò la donna, colpendola con un fendente alla schiena. Il giudice per le indagini preliminari di Prato ha accolto la richiesta della Procura ed ha emesso la misura cautelare per porre fine alle condotte violente dell’uomo, che si era reso responsabile di altri episodi fra cui un’aggressione lo scorso agosto quando colpì la moglie 42enne con un pugno e le lanciò addosso un tagliere, colpendola in testa, provocandole la frattura composta delle ossa orbitali, con una prognosi di 30 giorni.
Il gip ha riconosciuto che l’uomo – indagato per lesioni personali aggravate e maltrattamenti familiari – ha agito nel quadro di una violenza domestica, caratterizzato da aggressioni fisiche ripetute nel tempo e documentate da referti, testimonianze e interventi dei carabinieri. Secondo gli inquirenti le figlie minori della coppia, presenti ad alcuni episodi, erano esposte con continuità a violenza assistita. A completare il quadro, la negazione e minimizzazione da parte della vittima, riconducibile secondo il gip a dinamiche tipiche delle relazioni maltrattanti. Il contesto familiare sarebbe caratterizzato anche da abuso di alcol da parte di entrambi i coniugi. Secondo le indagini di carabinieri e squadra mobile, il quadro dei maltrattamenti è proseguito nel tempo in una escalation, culminata nel ferimento da arma da taglio del 18 gennaio, a seguito del quale la donna è tuttora ricoverata in ospedale, con prognosi di 20 giorni.
Secondo il giudice il comportamento dell’indagato, pur caratterizzato da passività apparente, rivela in più occasioni aggressioni gravi, talvolta ammesse dallo stesso, anche se poi minimizzate. Un ulteriore segnale preoccupante è la reticenza e difficoltà a riconoscersi come vittima da parte della moglie.



