Il Tribunale di Prato ha sospeso il processo a carico dell’ex presidente dell’Ac Prato Paolo Toccafondi e dell’ex segretario Alessio Vignoli, accusati (assieme ad un cittadino ivoriano per cui si procede separatamente) di aver favorito l’ingresso irregolare in Italia di 4 giovani calciatori minorenni dalla Costa d’Avorio. Dopo circa un decennio dai fatti contestati, oggi doveva essere il giorno della sentenza, ma il collegio giudicante ha sollevato un’eccezione di costituzionalità del Testo Unico dell’Immigrazione, nella parte in cui (articolo 12, comma 3, lettera d) prevede un’aggravante unica per i casi in cui 3 o più persone in concorso favoriscano l’ingresso irregolare di stranieri, senza considerare le molteplici circostanze specifiche, diversissime tra loro, di tale concorso nel reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: da quelle assai più gravi di appartenenza a sodalizi internazionali strutturati che speculano sulla tratta di immigrati, mettendo a rischio la loro vita, ai fatti illeciti commessi una tantum da gruppi di individui che agiscono per varie motivazioni, anche semplicemente solidaristiche.
“In questo processo non risulta alcun collegamento tra imputati e organizzazioni criminali dedite a traffico di esseri umani né un’organizzazione articolata, stabile e complessa” ha detto pronunciando l’ordinanza il presidente del collegio giudicante Matteo Cavedoni, il quale ha rimarcato la differenza fra tali condotte e quelle di chi “come nel caso di specie si adoperi occasionalmente per procurare l’ingresso di stranieri senza approfittare del loro stato di bisogno, ma al solo fine di aggirare le norme poste a presidio dei flussi di ingresso”.
Sarà dunque la Corte costituzionale a dover decidere sulla presunta violazione degli articoli 3 e 27 della Carta, per manifesta sproporzione del trattamento sanzionatorio previsto dal Testo unico dell’Immigrazione. Per Toccafondi e Vignoli, il pm Lorenzo Boscagli aveva chiesto condanne rispettivamente a 4 anni ed 8 mesi e 4 anni e 2 mesi.
Il Tribunale di Prato ha invece dichiarato estinti per intervenuta prescrizione i reati ipotizzati a carico di altri imputati per le presunte frodi sportive, i sospetti di combine in alcune gare del calcio dilettanti, che vedevano a processo dirigenti sportivi, calciatori e componenti del mondo arbitrale.
E’ giunta a sentenza anche una questione legata al terzo filone dell’inchiesta della Procura di Prato, circa le presunte irregolarità nei lavori allo stadio Lungobisenzio.
L’ex dirigente del Comune di Prato Luca Piantini è stato condannato in primo grado a 2 anni e 9 mesi per depistaggio (il pm aveva chiesto 4 anni; i giudici hanno applicato le attenuanti generiche) per una vicenda legata alla redazione di un verbale che giustificava l’abbattimento di una porzione di gradinata in anticipo rispetto al lavoro complessivo di demolizione delle tribune.
Nella sua arriga difensiva l’avvocato Gabriele Terranova, che assiste Piantini e che preannuncia ricorso in Appello, aveva negato l’esistenza di falsi e rigettato la ricostruzione dell’accusa chiedendo l’assoluzione dell’ex dirigente comunale.




