Il futuro della ristorazione italiana passa dai giovani. Secondo i dati del recente report Confcommercio presentato in occasione del Sigep World 2026 a Rimini, oltre il 41% degli occupati nel settore dei bar e dei pubblici esercizi ha meno di 30 anni, una quota significativa che rappresenta la principale energia vitale del comparto. Per Tommaso Gei, presidente Fipe Confcommercio Pistoia e Prato, questo dato evidenzia un’opportunità e una responsabilità: «Dobbiamo trasformare il lavoro nella ristorazione in una vera carriera, trattenendo e valorizzando i giovani. Non possiamo più accontentarci di considerarli come interpreti di passaggio della professione», sostiene.
Il rapporto, del resto, evidenzia come una forza lavoro giovane offra al comparto un vantaggio competitivo, grazie a competenze già orientate alla digitalizzazione, alla sostenibilità e alle nuove tendenze di consumo. Tuttavia, il potenziale dei giovani rischia di andare disperso se le aziende non riescono a offrire percorsi di carriera chiari, formazione continua e condizioni compatibili con l’equilibrio vita-lavoro. «Se non offriamo opportunità concrete – prosegue Gei – il rischio al quale andiamo incontro è quello del brain drain interno al settore, con i giovani che cercano altri comparti percepiti come più stabili o prestigiosi».
Non basta più, insomma, saper fare un caffè o un dolce: il lavoratore moderno deve possedere competenze trasversali, dalla gestione dei costi al marketing fino alla sostenibilità. Per Gei, «le imprese devono diventare veri incubatori di carriere, capaci di integrare esperienza tecnica e sviluppo manageriale. Solo così i giovani restano nel settore e contribuiscono a costruire un futuro innovativo e competitivo».
Il report di Confcommercio evidenzia anche altri aspetti chiave: la forte presenza femminile, con oltre il 58% dei lavoratori, e la quota significativa di dipendenti stranieri, pari al 20,8%. La maggior parte delle assunzioni è a tempo indeterminato, confermando il ruolo dei bar e della ristorazione come stabilizzatori del mercato del lavoro giovanile. Oltre al profilo occupazionale, il settore mantiene un ruolo fondamentale come presidio sociale. I bar rappresentano spazi di socialità e condivisione, essenziali in un’epoca in cui i social media tendono a spingere verso l’isolamento. Sono luoghi in cui si intrecciano relazioni, cultura e vita quotidiana. «In un periodo in cui le persone tendono maggiormente ad isolarsi, complice la combinazione tra quel che è successo con la pandemia e gli algoritmi che ci tengono incollati ai feed, i bar rimangono centri di comunità, luoghi in cui si costruiscono legami, si scambiano idee e si rafforza la socialità».
Investire nei giovani non è dunque un costo, ma una strategia per il futuro del settore. Formare professionisti consapevoli, offrire percorsi di carriera e valorizzare le competenze trasversali è la chiave per garantire un futuro sostenibile, innovativo e competitivo al mondo dei bar e della ristorazione fuori casa. «Il settore – conclude Gei – ha una responsabilità storica: creare professionisti orgogliosi del proprio ruolo e fare in modo che i giovani diventino motore di crescita e innovazione, non semplici numeri da sostituire».
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