Bus assenti e taxi introvabili di sera, l’odissea di una coppia di non vedenti per tornare a casa: “L’inclusione non è uno slogan”

“Ieri sera io e mia moglie abbiamo capito quanto possa essere fragile l’autonomia di due persone non vedenti, anche quando fanno semplicemente una cosa normalissima”. Inizia così la lettera aperta di Massimiliano Matteoni e Francesca D’Alò, una coppia di persone non vedenti, che trae spunto dalla disavventura vissuta ieri sera, per far capire come “l’autonomia delle persone con disabilità non si misura solo con le leggi o con le belle parole. Si misura nei servizi che funzionano davvero, nei trasporti accessibili, nelle risposte concrete quando si è in difficoltà”.

“Viviamo da soli, siamo entrambi non vedenti e ogni mercoledì sera andiamo al nostro corso di ballo in via Carradori dalle 20 alle 21. Andiamo in autonomia, torniamo in taxi. È la nostra normalità. È il nostro modo di vivere la città” scrivono Massimiliano e Francesca, che ieri sera non sono riusciti ad usufruire del servizio e si sono trovati in seria difficoltà.

“Finito il corso, per quasi un’ora non abbiamo trovato un taxi libero. Dopo le 21 non ci sono autobus. Abbiamo aspettato, richiamato, riprovato. Niente. Per non restare fermi in strada siamo andati a cena in un vicino ristorante indiano, sperando che nel frattempo si liberasse qualche macchina. Ma anche dopo cena la situazione non è cambiata”.

Anche al ristorante Massimiliano Matteoni, da anni impegnato nell’Unione italiana ciechi e ipovedenti di Prato di cui è vicepresidente, ha continuato a monitorare la App per verificare la disponibilità di Taxi e ha chiamato il call center, ma la risposta è sempre stata la stessa: nessuna disponibilità di corse.

“Alle 23, senza nessuno che potesse venirci a prendere (i nostri genitori sono anziani), abbiamo chiamato il 112. Non per un capriccio. Non per comodità. Ma perché eravamo oggettivamente in difficoltà – scrivono Massimiliano e Francesca – Ci è stato risposto che non potevano mandare una volante: i civili non possono salire sulle auto di servizio se non arrestati.
In quel momento ci siamo sentiti invisibili. Due cittadini che lavorano, pagano le tasse, cercano di vivere con dignità e autonomia, ma che davanti a un problema semplice – tornare a casa – non trovano una risposta. Alla fine, con un filo di speranza, abbiamo chiamato la Protezione Civile Oltre. Il presidente, con grande umanità e senso civico, ci ha mandato una loro macchina e ci hanno accompagnato a casa. A loro va il nostro grazie più sincero”.

La lettera di Massimiliano Matteoni e Francesca D’Alò si conclude con una riflessione: “Questa non è solo una disavventura. È una riflessione. L’autonomia delle persone con disabilità non si misura solo con le leggi o con le belle parole. Si misura nei servizi che funzionano davvero, nei trasporti accessibili, nelle risposte concrete quando si è in difficoltà. Perché l’inclusione non è uno slogan. È poter tornare a casa in sicurezza dopo una serata di ballo, come qualunque altro cittadino”.

La spiegazione dei tassisti: “Tutte le vetture impegnate su un’emergenza”

Interpellato dalla nostra redazione Andrea Cannone, presidente della cooperativa Radio Taxi CoTaPra spiega i motivi del disservizio vissuto ieri dalla coppia di non vedenti: “Ieri sera abbiamo dovuto far fronte ad un’emergenza che non ci ha consentito di sopperire a tutte le chiamate. In particolare, su richiesta della polizia stradale, già dalle 20,30 abbiamo inviato le 5 pattuglie disponibili in orario serale per aiutare i passeggeri di un autobus che si era fermato per un guasto sull’Autostrada A11 tra Pistoia e Prato. I 24 passeggeri dovevano essere riaccompagnati tra Bologna e Ferrara, per cui fino a tarda sera non abbiamo potuto coprire le altre richieste in città”.
“Mi faccio partecipe e mi dispiace moltissimo per quanto accaduto alle due persone non vedenti – aggiunge Cannone -. La nostra cooperativa è attenta alle esigenze delle persone con disabilità: abbiamo un mezzo specifico per le loro esigenze e ci prodighiamo anche personalmente per risolvere problemi come questo, quando ci vengono segnalati. Purtroppo in questa circostanza dalla centrale operativa di Milano – che in genere funziona benissimo e a cui ci appoggiamo da 4 anni dopo essere stati costretti a chiudere la centrale di Prato – non mi hanno contattato per segnalare che c’erano due persone non vedenti in difficoltà”.
Occorrerebbero più mezzi in servizio?
“A Prato, che non è una città turistica, abbiamo 32 taxi che nell’arco di un mese stanno 20 giorni fermi, perchè di lavoro ce n’è pochissimo. E in più c’è la piaga dell’abusivismo. Ma possono capitare eventi eccezionali o serate in cui la mole di lavoro è inusuale” risponde Andrea Cannone.

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