Luca De Felice, ex allenatore della formazione femminile del CSL Prato Social Club, dovrà scontare i 4 anni di squalifica che gli erano stati inflitti in primo grado per aver aver rivolto alle proprie calciatrici frasi offensive, irriguardose e lesive della dignità personale, caratterizzate da allusioni esplicite, e per aver esortato tre tesserate a “spaccare una gamba” a una loro compagna di squadra. Lo ha stabilito la Corte Federale d’Appello, respingendo l’appello del tecnico in forza al CSL fino alla scorsa stagione.
Accolta invece la tesi dell’accusa che ha rovesciato i verdetti per il presidente Roberto Macrì e il dirigente Simone Carollo, prosciolti in primo grado e ora squalificati per sei mesi. Confermata la squalifica al dirigente Lorenzo Giorgi.
«Non spetta a me sindacare le dinamiche della giustizia sportiva, che opera secondo un ordinamento proprio in cui la responsabilità oggettiva di società e dirigenti assume un ruolo preminente – osserva Macrì – Non presenterò ricorso, con la serenità di chi sa di non avere nulla da rimproverare alla propria coscienza e al proprio operato».
Il club, all’emergere dei fatti, ha preso le distanze dall’allenatore, attivandosi per tutelare le atlete. Il presidente aveva affidato la gestione della vicenda a Lorenzo Giorgi, responsabile del settore femminile con potere di firma, in piena sintonia con il padre – una figura di riferimento all’interno del club – della calciatrice suo malgrado coinvolta. L’intenzione di fare chiarezza all’interno della società e di porrre la questione all’attenzione degli organi della giustizia sportiva non è però bastata a evitare le squalifiche in secondo grado.
«Non proporrò ricorso, ripeto, e la squalifica è del resto stata decisa da tempo ed è quasi del tutto scontata», conclude il presidente Macrì.





