Caos carcere, rissa con accoltellamento alla Dogaia: grave 28enne. Il Sappe: “Situazione al collasso”

Una gravissima rissa è scoppiata ieri sera nel reparto di Media Sicurezza della Casa Circondariale “La Dogaia” di Prato. A darne notizia è il Sappe (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria). “Verso l’ora di chiusura delle sezioni, un violento scontro tra detenuti di nazionalità magrebina è degenerato fino all’accoltellamento di uno dei partecipanti, colpito con una lama rudimentale – si legge in una nota diffusa dal sindacato -. Il detenuto ferito è stato trasportato d’urgenza al Pronto Soccorso, con un sospetto interessamento del polmone. Le sue condizioni sarebbero gravi”. Il 118 è intervenuto alla Dogaia intorno alle ore 19,50 e il ferito, un detenuto di 28 anni, è stato trasportato all’ospedale Santo Stefano in codice rosso. Si tratta dell’ennesimo grave fatto di violenza avvenuto all’interno dell’istituto penitenziario pratese, dove poco più di una settimana fa un detenuto di 32 anni è stato ucciso all’interno della sua cella.

“Quanto accaduto ieri a Prato è l’ennesimo campanello d’allarme di un sistema penitenziario toscano che sta mostrando ormai evidenti segnali di collasso – afferma Francesco Oliviero, Segretario Nazionale SAPPe per la Toscana -. Il sovraffollamento ha raggiunto livelli che incidono direttamente sulle condizioni di sicurezza, mentre il personale di Polizia Penitenziaria continua a operare con organici assolutamente insufficienti. Dopo la chiusura di alcune sezioni del carcere di Firenze Sollicciano, l’arrivo a Prato di numerosi detenuti, anche con profili di particolare problematicità, ha ulteriormente aggravato una situazione già estremamente delicata”.
“I colleghi in servizio ieri si sono trovati a gestire una situazione esplosiva con un organico inadeguato rispetto alle reali esigenze dell’istituto. Non si può pretendere di garantire ordine, sicurezza e trattamento penitenziario quando le piante organiche sono ferme a numeri ormai superati e la popolazione detenuta continua ad aumentare, anche sotto il profilo della conflittualità e della pericolosità” aggiunge Oliviero.

Per il SAPPe Toscana è quindi necessario un intervento immediato da parte del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, con provvedimenti concreti e non più rinviabili. Il sindacato chiede lo sfollamento immediato, anche fuori regione, dei detenuti violenti e ad alta conflittualità attualmente ristretti nell’istituto pratese, così da riportare le condizioni di sicurezza entro livelli accettabili, e una ricognizione straordinaria degli organici della Polizia Penitenziaria in tutti gli istituti della Toscana, finalizzata all’aggiornamento delle piante organiche sulla base della reale situazione degli istituti, del numero dei detenuti presenti e dei relativi livelli di problematicità.
“Non possiamo continuare a contare esclusivamente sull’abnegazione, sulla professionalità e sul senso del dovere degli agenti di Polizia Penitenziaria. Gli uomini e le donne del Corpo stanno facendo tutto ciò che è possibile, ma non possono essere lasciati soli a gestire situazioni che diventano ogni giorno più difficili. Serve un intervento politico e amministrativo forte, immediato e strutturale. La sicurezza degli istituti penitenziari non può essere affidata all’emergenza e all’improvvisazione. Se non si interviene subito, rischiamo che il prossimo comunicato non debba raccontare soltanto di una rissa o di un accoltellamento, ma di conseguenze ancora più drammatiche, per un detenuto o per un appartenente alla Polizia Penitenziaria”.

«A Prato non siamo più davanti a singoli eventi critici. Siamo davanti ad una sequenza impressionante che dimostra come il sistema della sicurezza penitenziaria abbia ormai superato il livello di guardia». Lo dichiara Aldo Di Giacomo, Segretario FSA-CNPP-SPP, dopo gli ultimi gravissimi episodi collegati alla Casa circondariale della Dogaia. Nel giro di meno di due settimane Prato ha registrato un detenuto ucciso all’interno di una cella, il grave episodio avvenuto al pronto soccorso del Santo Stefano, dove un detenuto ha aggredito gli agenti e tentato la fuga, e infine una violenta rissa all’interno della Dogaia conclusasi con un detenuto di 28 anni colpito con una lama rudimentale e trasportato in codice rosso in ospedale, con sospetto interessamento del polmone.

«Nel primo episodio due appartenenti alla Polizia Penitenziaria sarebbero rimasti feriti, uno con una prognosi di trenta giorni e l’altro di dieci. Un terzo collega, nel tentativo di impedire la fuga in un pronto soccorso pieno di operatori sanitari e cittadini, ha utilizzato l’arma di ordinanza ed è oggi indagato per tentato omicidio. Sarà naturalmente la magistratura ad accertare ogni responsabilità e a ricostruire esattamente quei concitati momenti. Al collega va però la nostra vicinanza e non accetteremo processi sommari nei confronti di chi si è trovato in pochi secondi a gestire una situazione di eccezionale pericolo».

Per Di Giacomo, «il problema vero è chiedersi come sia possibile arrivare continuamente a situazioni nelle quali pochi poliziotti devono fronteggiare aggressioni, tentativi di fuga, risse, armi rudimentali e detenuti ad elevata conflittualità. È troppo facile intervenire dopo, aprire accertamenti, chiedere relazioni e individuare chi materialmente si trovava sul posto. Molto più difficile è assumersi la responsabilità politica e amministrativa di impedire che queste condizioni si producano». «Poche ore dopo quanto accaduto al pronto soccorso – prosegue Di Giacomo – alla Dogaia è scoppiata un’altra violenta rissa. Una lama rudimentale è stata utilizzata contro un detenuto, finito in ospedale in gravi condizioni. Se all’interno di un carcere circolano armi e si può arrivare a colpire un uomo al torace, significa che il problema della sicurezza non può più essere nascosto dietro la parola “evento critico”».

La situazione di Prato assume un significato ancora più grave perché il 5 agosto un detenuto di 32 anni era già morto dopo una violenta colluttazione all’interno della propria cella, vicenda sulla quale sono in corso accertamenti giudiziari. «Quanti altri episodi dobbiamo aspettare prima che qualcuno riconosca che alla Dogaia serve un intervento straordinario? Un omicidio, una fuga scongiurata con due poliziotti feriti e l’uso dell’arma di ordinanza, un accoltellamento con un detenuto in codice rosso: non è più emergenza, è perdita progressiva del controllo dell’istituto». Il CNPP-SPP chiede l’immediato rafforzamento dell’organico della Polizia Penitenziaria di Prato, una verifica straordinaria sulla presenza di armi rudimentali nelle sezioni, una reale classificazione e separazione dei detenuti maggiormente violenti e conflittuali e il trasferimento di quelli non compatibili con le condizioni di sicurezza dell’istituto. «Il personale non può continuare ad essere l’ultimo argine di un sistema che scarica sulle divise tutte le proprie inefficienze. Quando tutto funziona nessuno si ricorda della Polizia Penitenziaria; quando tutto precipita, sono sempre i poliziotti a dover entrare nelle celle, separare chi si accoltella, fermare chi aggredisce e impedire chi tenta di fuggire. A Prato lo Stato deve tornare dentro il carcere prima che il prossimo episodio abbia conseguenze ancora più drammatiche. La sicurezza dei penitenziari non riguarda soltanto chi è dietro le mura: è sicurezza dei lavoratori, dei detenuti e dell’intera collettività».

Carceri, Furfaro (PD): “Governo smetta di commentare e inizi a prevenire”

“Nel carcere della Dogaia di Prato una rissa tra detenuti è degenerata fino all’accoltellamento di un uomo con una lama rudimentale. È stato colpito a un polmone, trasportato d’urgenza in ospedale e le sue condizioni sarebbero gravi. È un episodio gravissimo, l’ennesimo dentro un carcere di cui da tempo vengono denunciate condizioni sempre più difficili. E oggi il Sappe torna a indicare due problemi precisi: sovraffollamento e carenza di personale”. Lo dichiara in una nota Marco Furfaro, deputato Pd e componente della segreteria nazionale del Partito Democratico.

“Il Governo Meloni governa da quasi quattro anni. Non può continuare a comportarsi da commentatore dei problemi che avrebbe il compito di prevenire. Ha speso soldi in tutto fuorché nel mettere davvero in sicurezza il sistema penitenziario: servono più agenti e personale messo nelle condizioni di lavorare, strutture adeguate, meno sovraffollamento, prevenzione e percorsi capaci di ridurre tensioni e violenza. Invece si sono moltiplicati nuovi reati, decreti e proclami mentre la situazione nelle carceri continuava a deteriorarsi. La sicurezza non si costruisce commentando un accoltellamento il giorno dopo. Si costruisce intervenendo perché quell’accoltellamento non avvenga. È questo che dovrebbe fare chi governa”.

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