Tre aggressioni in 48 ore al carcere La Dogaia di Prato sono denunciate dal sindacato Sappe. In una è stato assalito il comandante di reparto. Il segretario Francesco Oliviero afferma che la “situazione è fuori controllo” e che serve “trasferire i detenuti violenti anche fuori regione”, in particolare rispetto al programma in corso di trasferimento di 230 detenuti di Firenze Sollicciano che devono lasciare sette sezioni poste sotto sequestro dalla procura per ragioni di igiene e sicurezza degli impianti elettrici.
L’ultimo episodio a Prato, secondo il Sape, c’è stato ieri, martedì 23 giugno, quando un detenuto – già responsabile di reiterate violenze – ha aggredito il comandante di reparto. “Non è la prima volta che un detenuto aggredisce il comandante – dichiara Oliviero -. Quando viene colpita la figura apicale della sicurezza interna significa che il controllo dell’istituto è saltato. Delle tre aggressioni registrate in 48 ore, due sono opera dello stesso detenuto, già segnalato per analoghi comportamenti violenti in altri istituti. La Dogaia non può diventare il contenitore unico per tutta la criminalità violenta della Toscana”. Il carcere di Prato ha una situazione “resa esplosiva da sovraffollamento e carenza di personale. Alla Dogaia siamo oltre ogni limite di capienza. A questo si somma una carenza cronica di personale di Polizia Penitenziaria. Gli operatori sono allo stremo”. Con la chiusura di ulteriori sezioni nel carcere di Firenze Sollicciano, il rischio per il carcere pratese è il collasso: “Se tutti i detenuti violenti della Toscana continueranno ad arrivare a Prato, l’istituto non reggerà – avverte Oliviero – Chiediamo al Ministero un intervento immediato: ridurre il numero di detenuti presenti attraverso trasferimenti mirati, anche fuori regione”, “inoltre serve incrementare il personale per restituire sicurezza a chi lavora ogni giorno con dedizione, sacrificio e e spirito di Corpo”.
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