Celle troppo piccole e misurazioni ufficiali sbagliate: ai detenuti della Dogaia concessa la liberazione anticipata

591 detenuti presenti a fronte di 542 posti disponibili. Sono i numeri del carcere della Dogaia, aggiornati al 21 gennaio scorso. Al problema del sovraffollamento nella casa circondariale pratese si aggiungono quello delle celle troppo strette per ospitare 3 detenuti, come avviene in molte sezioni. Lo ha scoperto la scorsa estate la Camera Penale di Prato che con una perizia di parte ha sconfessato le misurazioni ufficiali fornite dalla direzione del carcere della Dogaia e appurato che non era garantito lo spazio minimo vitale di 3 metri quadri a detenuto. Ne è scaturita un’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che ha riconosciuto i rimedi risarcitori previsti in casi come questi: riduzione della pena con liberazione anticipata di 1 giorno ogni 10 giorni scontati in condizioni degradanti oppure, nei casi di detenzione già conclusa, risarcimento di 8 euro per ogni giorno di inumano trattamento in carcere. Di “rimedi risarcitori, liberazione anticipata e misure alternative anche alla luce dei recenti interventi della Corte Costituzionale” si è parlato ieri al convegno, dedicato al sovraffollamento carcerario, organizzato dalla Camera Penale di Prato a Palazzo Banci Buonamici.
A fronte di un problema – il sovraffollamento nei penitenziari – che a livello nazionale vede circa 63.000 detenuti rispetto ad una capienza delle carceri italiane di 51.257 posti (con una percentuale di occupazione del 135%), sono in aumento i contenziosi per vedere riconosciuti i diritti di chi vive dietro le sbarre. Nel 2024 in Italia – come sottolineato da Marcello Bortolato, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Firenze – sono state 5837 le domande di risarcimento accolte per trattamento inumano e degradante (+23% rispetto al 2023) su un totale di 10.097 istanze.

Per dare risposte al problema del sovraffollamento carcerario, l’Unione delle Camere penali italiane si appella al Parlamento per il varo di misure deflattive, ma anche alla magistratura per l’applicazione di misure alternative al carcere, che nel nostro ordinamento rappresenta l’extrema ratio.

Sotto le interviste ad Elena Augustin, presidente della Camera Penale di Prato; Giampaolo Catanzariti, responsabile Osservatorio Carcere dell’Unone Camere Penali Italiane; Marcello Bortolato, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Firenze ed Emilio Santoro, docente di Filosofia del diritto all’Università di Firenze.

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