venerdì 23 Gennaio 2026

“Chi lo fa il distretto?”: il Pd promuove confronto su diritti, trasparenza e futuro del Made in Italy

Il Partito Democratico di Prato promuove per mercoledì 10 dicembre, alle ore 21, presso il Circolo PD Soccorso in via Padova 51, un dibattito pubblico dal titolo “Chi lo fa il distretto?”. L’iniziativa si svolge alla vigilia del nuovo tavolo istituzionale sulla vertenza Alba Srl promosso dalla Provincia di Prato.

L’incontro aperto a tutta la cittadinanza – spiegano da via Carraia – nasce dalla necessità di affrontare con uno sguardo molto ampio le questioni che riguardano, non da oggi, il distretto pratese. Dalla vertenza aperta presso la stireria L’Alba di Montemurlo, con le proteste dei lavoratori e i gravi episodi di violenza contro chi esercitava il diritto di sciopero, fino al dibattito nazionale sul Ddl PMI e la certificazione volontaria per le filiere della moda.

Interverranno voci dal mondo del lavoro, della ricerca e delle comunità migranti di Prato. Parteciperanno Sarah Caudiero e Luca Toscano, sindacalisti SuddCobas, Qasim Ali, delegato tessile, Simone Calamai, sindaco di Montemurlo e presidente della Provincia di Prato, Caterina Francesca Guidi, ricercatrice ed esperta di fenomeni migratori, Sharmin Akhter, mediatrice culturale, Ashraf Gondal, presidente dell’Associazione Comunità Pakistana in Toscana di Prato, e Wang Li Ping, già presidente di CNA World China.

“In un momento in cui il nostro distretto tessile è sotto i riflettori, riteniamo sia fondamentale affiancare i lavoratori e le organizzazioni sindacali, ma anche guardare oltre il caso singolo, dichiara Maria Logli. “Il problema che denunciamo a Prato è lo stesso che emerge a livello nazionale con l’emendamento al Ddl PMI. Si introduce una certificazione volontaria per le filiere della moda che rischia di diventare uno scudo penale per i grandi marchi e i committenti, liberandoli da responsabilità anche in caso di sfruttamento, lavoro nero e violazioni nei subappalti”.

“Una certificazione su carta, volontaria, che non costituisce un reale vincolo su tutta la filiera”, prosegue l’esponente PD. “Non garantisce tracciabilità dei subappalti, non prevede controlli stringenti e vincolanti, non assicura trasparenza e soprattutto non fa applicare la responsabilità in solido. Per questo crediamo sia importante riunirci e dirlo chiaramente. Il nostro territorio non si lascia sfruttare, calpestare e abbandonare in seguito a un processo di sindacalizzazione. Non può esserci rilancio del distretto, non può esserci vera salvaguardia del Made in Italy, finché ci sarà anche solo un’azienda che sfrutta, viola le norme contrattuali, fa subappalti opachi, lavoro nero, e usa intimidazioni e violenze contro i propri lavoratori”.

“Serve un’alleanza tra rappresentanze e cittadinanza che ci aiuti a rivendicare una riforma strutturale, risalendo la filiera”, conclude Maria Logli. “Dalla vertenza L’Alba e dal distretto pratese può arrivare l’esempio di un nuovo modo di concepire le filiere della moda, dove la responsabilità sociale del committente si impone sulla deregolamentazione selvaggia”.

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