«Come una scheggia nella ferita. Viaggio nella poesia africana». Nuovo evento di Massimo Luconi per il Giubileo

All’origine c’è stato un laboratorio sulla poesia africana dedicato a un gruppo di profughi residenti nel Comune di Prato. Da questo originale incontro tra i linguaggi e le culture dei popoli migranti con la lingua italiana è nato un vero e proprio «viaggio nella poesia africana», dal titolo «Come una scheggia nella ferita».

 

È la nuova iniziativa della Diocesi di Prato curata dal registra teatrale Massimo Luconi per l’anno del Giubileo in collaborazione con la Fondazione Opera Santa Rita e Prato Cultura.

L’appuntamento è firmato dallo stesso Luconi, dopo il successo ottenuto, tra marzo e aprile scorsi, dal ciclo di incontri «Il cielo dentro di noi» (tre spettacoli in altrettante chiese cittadine). L’evento sarà sabato 25 ottobre alle 18,30 nella chiesa di San Bartolomeo, in piazza Mercatale, ed è a ingresso libero.

 

Il nucleo centrale dell’esperienza interculturale è la comunicazione attraverso la poesia africana, il rapporto con la lingua italiana e le lingue di origine dei migranti, che si innesta sulla ricchezza culturale dei giovani africani facendoli interagire con la lingua italiana e con un gruppo di giovani studenti. Il tutto accompagnato dalle atmosfere sonore evocate da Mady Dialy Sissoko, talentuoso musicista senegalese che collabora con i più importanti jazzisti italiani ed europei. Parteciperanno un gruppo di migranti richiedenti asilo e gli studenti del liceo Waldorf di Colle Val D’ Elsa. Per l’occasione, Luconi si è avvalso della collaborazione di Marina Morganti e Alessia Di Francesco.

 

I paesi d’origine delle persone migranti non sono un semplice e generico «sud del mondo» prigioniero del sottosviluppo e, spesso, tormentato da decennali lotte fratricide. Al contrario, «la cultura e la ricchezza di risorse artistiche e creative presenti nei paesi d’origine dei popoli migranti costituiscono un terreno di confronto e scambio culturale di fondamentale importanza, in grado di favorire processi di integrazione e crescita sociale» sottolinea Luconi. Per questo «la forte immigrazione, con la presenza di altre culture nella nostra società, può essere un’occasione per rimettere in gioco la nostra idea di noi e della nostra cultura, di interrogarsi sugli altri e sugli altri modi di “stare al mondo”».

Il regista è convinto che «in una società come la nostra si deve ritrovare un approccio comportamentale meno scontato e usurato da stereotipi. In questo senso le profonde radici nella tradizione, musicale, rituale e religiosa, dei migranti diventano ricchezza espressiva, capacità di interpretare il mondo con solidità e creatività».

 

Per informazioni: eventi@diocesiprato.it – 0574 29339.

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