Un mini smartphone nascosto in un incavo ricavato alla base della parete di una cella sotto uno scrittoio; uno smartphone nascosto in una botola del cavedio tra due celle. Sono gli ultimi due cellulari con sim funzionanti trovati all’interno della sezione di media sicurezza del carcere della Dogaia dove da tempo la procura cerca di contrastare l’uso di telefoni, internet e l’introduzione di droga.
Da settembre 2024 – soprattutto grazie a due massicce operazioni di controllo condotte a giugno e novembre 2025 – sono stati trovati e sequestrati nel carcere 70 telefoni. Ma altre Imei risultano attive sia nel reparto di alta che in quello di media sicurezza e sono state individuate utenze attive nella disponibilità di detenuti reclusi in entrambi i reparti. Vari detenuti hanno accesso a routers per collegarsi alla rete e più detenuti in alta sicurezza sono risultati gestire i propri profili Tik Tok.
Nel corso delle varie operazioni sono stati sequestrati nel carcere quasi due chili e mezzo di cannabinoidi e 250 grammi di cocaina nascosti in camera di pernottamento, in sala colloqui, in spazi comuni. La droga, come già emerso in altre occasioni, viene portata in carcere da familiari dei detenuti che si recano ai colloqui, dai detenuti stessi che rientrano dai permessi premio, nascosta in pacchi spediti per posta, in plichi lanciati dall’esterno a mano, con fionde, frecce, droni e martelli.
“La collaborazione dei detenuti continua a rivelarsi fruttuosa e si auspica possa incrementarsi” ha sottolineato il procuratore Tescaroli nella nota diffusa, ribadendo che “l’impiego di strumenti di comunicazione potrebbe essere neutralizzato con appropriati interventi di schermatura e con l’impiego di disturbatori di frequenza”
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