Un colpo da oltre 11 milioni di euro al contrabbando di tessuti nel distretto pratese. La Guardia di Finanza di Prato, coordinata dalla Procura Europea di Bologna, ha sequestrato oltre 7,8 milioni di metri di tessuto e più di 237mila capi di abbigliamento provenienti dalla Cina, importati in evasione di dazi doganali e Iva.
L’operazione, denominata “Fraus ab Oriente”, ha portato alla ricostruzione di un presunto sistema di importazione illecita di merci provenienti dalla Cina, introdotte nel territorio dell’Unione Europea in evasione di dazi doganali e Iva.
Le indagini, iniziate oltre un anno fa, hanno preso il via da una serie di controlli sui mezzi pesanti provenienti dall’estero e diretti ai magazzini dei Macrolotti 1 e 2 . Attraverso il monitoraggio dei flussi commerciali, i finanzieri hanno individuato i principali punti di stoccaggio e trasbordo delle merci, riscontrando numerose anomalie tra i luoghi effettivi di scarico e la documentazione fiscale e di trasporto.
Già nell’autunno del 2025 gli investigatori avevano individuato un articolato sistema di imprese “apri e chiudi”, con sedi apparentemente inattive o intestate a società estranee ai reali traffici commerciali.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, al vertice del presunto sistema vi sarebbe una donna di nazionalità cinese residente a Prato, indagata anche per trasferimento fraudolento di valori e dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti.

L’ipotesi investigativa è che i tessuti venissero importati dalla Cina utilizzando documenti di trasporto alterati, successivamente distrutti dopo lo scarico della merce nei magazzini pratesi. Per giustificare la presenza dei prodotti nei depositi sarebbero poi state emesse fatture false, facendo apparire un percorso commerciale attraverso società con sede in Polonia, Germania, Malta e Ungheria, risultate inesistenti oppure inattive.
Tra ottobre e gennaio la Guardia di Finanza ha eseguito due operazioni di perquisizione e sequestro probatorio della merce custodita nei magazzini riconducibili alle imprese coinvolte. Uno degli interventi è scattato dopo che gli investigatori avevano accertato un tentativo di trasferire nottetempo i tessuti verso depositi ancora sconosciuti agli inquirenti.
L’attività investigativa è poi proseguita attraverso l’analisi dei dispositivi informatici sequestrati alla principale indagata, consentendo di ricostruire la rete di approvvigionamento e distribuzione della merce e di quantificare un’evasione di dazi e Iva all’importazione superiore ai 4 milioni di euro.
Sulla base degli elementi raccolti, la Procura Europea di Bologna ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca della merce riconducibile a cinque ditte individuali gestite da cittadini di nazionalità cinese. I sigilli hanno riguardato oltre 7,8 milioni di metri lineari di tessuto e più di 237mila capi di abbigliamento stoccati in capannoni e depositi tra le province di Prato e Firenze.





