Criminalità cinese, reportage di Presa Diretta. La Porta: “Inquietano rapporti opachi con pubbliche amministrazioni”

Le ditte apri e chiudi. L’evasione fiscale e il contrabbando di tessuti. Lo sfruttamento del lavoro. La guerra delle grucce e le infiltrazioni mafiose. I vari aspetti dell’illegalità economica cinese dilagante a Prato sono tornati alla ribalta nazionale con la trasmissione Presa Diretta, in onda ieri in prima serata su Rai 3. Il reportage di 45 minuti, curato dalla giornalista pratese Teresa Paoli, tratteggia inchieste e processi legati a fatti criminali avvenuti nella nostra città negli ultimi mesi. Per la guerra delle grucce, Presa Diretta ha ricostruito i tentati omicidi, i commando arrivati dalla Cina, gli attacchi incendiari, l’omicidio avvenuto a Roma di Zhang Dayong e della compagna, lui già coinvolto in China Truck, il processo sulla mafia cinese che stenta a decollare, a Prato, a causa della difficoltà a trovare interpreti. E proprio una interprete, intervistata da Teresa Paoli dietro garanzia dell’anonimato, spiega le ragioni che stanno dietro a tale difficoltà: “Si rischia a fare questo lavoro. Negli interrogatori – ha detto l’interprete – ci si trova fianco a fianco con una persona sospettata di omicidio, sequestro di persona, che ti vede in faccia. Poi ritrovare una persona all’interno della comunità è facile e da parte delle istituzioni non c’è la giusta considerazione, la protezione verso questa figura che si espone in processi molto delicati e non è tanto tutelata”.
Fra gli intervistati, c’è anche il procuratore Luca Tescaroli, il quale è tornato a sottolineare la pericolosità della criminalità organizzata cinese di Prato, che come mostrano diverse inchieste, ha da tempo intrecciato i propri affari con quella albanese e ottenuto il “riconoscimento da parte di esponenti di tradizionali gruppi mafiosi come camorra, ndrangheta e sacra corona unita, con cui è alla pari e sta prendendo sempre più campo”.

A domanda precisa sull’esistenza della mafia cinese a Prato, Tescaroli ha risposto che “ci sono sentenze passate in giudicato che riconoscono l’esistenza della cosdiddetta mafia cinese e per quanto attiene la specifica situazione di Prato, la realtà cinese non è costituita da un’unica monade, ma vi sono più gruppi che hanno capacità criminale e che operano nel territorio”.
Infine, ha aggiunto Tescaroli “vi è una penetrazione di appartenenti ai gruppi criminali negli ambienti delle nostre pubbliche amministrazioni”.

La Porta: “Inquietati da conferma rapporti opachi con pubbliche amministrazioni”

“L’inchiesta del sistema criminale cinese a Prato andato in onda ieri in prima serata su Rai Tre mostra una realtà ormai evidente che per troppo tempo è stata nella migliore delle ipotesi ignorata. Uno scenario preoccupante ed inquietante, quello che emerge: preoccupante per l’escalation degli atti criminali commessi a Prato, inquietante per quel velo di opacità nei rapporti tra la mafia cinese e chi ha governato il territorio. Non si tratta di speculazioni politiche, ma di parole pesanti come pietre pronunciate da magistrati con enorme esperienza in tema di lotta alla mafia. Non ascoltare e dare peso alle loro parole è stato ed è un delitto”.

Così la capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale Chiara La Porta, commenta l’inchiesta di apertura del programma Rai “Presa Diretta”, con particolare riferimento all’intervista del procuratore capo di Prato Luca Tescaroli, nel corso della quale ha ribadito che “vi è una penetrazione di appartenenti ai gruppi criminali negli ambienti delle nostre pubbliche amministrazioni”.

“Parole, quelle del dottor Tescaroli, che seguono di sei mesi analoghe affermazioni del capo della Direzione distrettuale antimafia di Firenze Filippo Spiezia in occasione di una sua intervista. Non è più tempo di reticenze né di sottovalutazioni, ma di ammissioni di responsabilità, quantomeno dal punto di vista politico. La responsabilità di aver negato l’esistenza di rapporti opachi tra la criminalità cinese e le amministrazioni locali, minimizzando una realtà che era sotto gli occhi di tutti. O meglio di tutti coloro che non si sono voltati dall’altra parte”, conclude La Porta.

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