“Un detenuto di 26 anni muore nella notte in una cella della Dogaia. Qualunque sia la causa accertata dall’autopsia, un principio resta fermo. Lo Stato ne aveva la custodia e aveva il dovere di tutelarne la salute e quindi la vita”. Così Christian Di Sanzo e Marco Furfaro, deputati del Partito Democratico, in seguito al decesso del giovane detenuto (uno degli autori del tentato omicidio di piazza Mercatale) avvenuto oggi. “Nel carcere di Prato mancano medici, mancano educatori, manca personale di polizia penitenziaria. Un istituto tenuto in piedi dal sacrificio di chi ci lavora ogni giorno, lasciato allo sbando da chi ha responsabilità di governo. Quando il garante dei detenuti usa la parola ‘mattanza’ riferendosi alla situazione delle carceri toscane, la politica ha il dovere di fermarsi e ascoltare. Non è allarmismo. È la fotografia di un sistema al collasso che il governo Meloni continua a ignorare”.
“Questo esecutivo – continuano Di Sanzo e Furfaro – ha smesso di occuparsi delle carceri il giorno stesso in cui si è insediato. Nordio parla, promette, annuncia. Ma niente cambia, il carcere rimane inadeguato e le persone continuano a morire dentro le celle italiane. L’articolo 27 della Costituzione dice che la pena deve rispettare la dignità della persona e tendere alla rieducazione. Un principio che viene tradito ogni giorno. Meloni e i suoi ministri – concludono i deputati PD – si riempiono la bocca di parole come sicurezza e legalità, salvo poi dimenticarsi anche chi sta dentro un carcere. Non hanno mosso un dito sull’edilizia penitenziaria fatiscente, non hanno investito in percorsi reali di reinserimento. Le carceri italiane sono diventate luoghi dove si muore di abbandono”.
Sulla vicenda interviene anche la neo consigliera regionale del PD Marta Logli: “Esprimo il mio più profondo sconcerto e dolore per l’ennesima tragedia consumatasi all’interno delle carceri toscane, con la morte del giovane di 26 anni avvenuta all’alba di oggi nel penitenziario della Dogaia a Prato. Un dramma inaccettabile, che segue di pochissimo tempo il decesso del detenuto anziano a Sollicciano.
“Concordo pienamente con la posizione espressa dal Garante regionale dei diritti dei detenuti, Giuseppe Fanfani: siamo di fronte a una vera e propria “mattanza”, a una situazione indegna di un Paese civile. La cronaca quotidiana ci restituisce l’immagine di un sistema penitenziario ridotto a luogo di segregazione e abbandono, ormai drammaticamente distante dal principio di rieducazione e di rispetto della dignità umana sancito dall’articolo 27 della nostra Costituzione. Lo Stato ha il dovere inderogabile di custodire e tutelare la vita di chi è recluso, e non possiamo rassegnarci all’idea che la morte diventi l’unica via di fuga dalla sofferenza” aggiunge Logli.
“Di fronte a questi eventi tragici – prosegue la consigliera regionale PD – le istituzioni non possono continuare a voltarsi dall’altra parte o a rifugiarsi nell’indifferenza burocratica. Per questa ragione, al fine di verificare personalmente le condizioni della struttura e di accendere i riflettori su una crisi non più sostenibile, nei prossimi giorni mi recherò in visita ispettiva all’istituto della Dogaia a Prato, dove partirà una campagna promossa dai Giovani Democratici della Toscana. È urgente restituire dignità ai detenuti e a chi lavora all’interno delle carceri, fermando un collasso sistemico che interroga la coscienza di tutti noi. Il grado di civiltà di un Paese si misura osservando le condizioni di vita nelle sue carceri: in Italia le persone detenute sono abbandonate a loro stesse, non sono sostenute da percorsi abilitanti e rieducativi se non in rarissime eccezioni e rischiano la vita nelle strutture che dovrebbero dare loro un futuro. Noi continueremo a impegnarci per una battaglia di civiltà, perché la giustizia non può essere solo punitiva”.
“Davanti all’ennesima morte nel carcere della Dogaia, viene proprio da chiedersi che fine abbia fatto lo Stato”. A dichiararlo è il vicesindaco Diego Blasi, dopo aver appreso del decesso del ventiseienne detenuto all’interno del carcere pratese della Dogaia. “Come Amministrazione torniamo a lanciare l’allarme per le troppe tragedie che accadono ogni anno all’interno della casa circondariale pratese, una struttura al collasso che non riesce a garantire né la tutela di chi è in custodia né la dignità di chi ci lavora, come denunciato a più riprese dai sindacati di polizia penitenziaria. Una struttura – continua Blasi – che pur essendo già in difficoltà sta accogliendo anche molti dei detenuti delle sezioni svuotate a Sollicciano. Davanti ad una fase che sembra tutt’altro quello che una seria politica di riorganizzazione e risanamento delle case circondariali e un serio programma di rieducazione dei detenuti, torno a chiedere: dov’è lo Stato?”.
Al PD replica l’ex assessore alla sicurezza Aldo Milone. “Indubbiamente la morte di questo detenuto di 26 anni dispiace, ma prima di esprimersi sarebbe il caso di aspettare l’esito dell’ autopsia – afferma Milone -. Ricordiamo anche che la detenzione di questo soggetto è dovuta al tentato omicidio ai danni di quel giovane cameriere, avvenuto in piazza Mercatale, che era intervenuto a difesa di una collega che stava subendo una violenza da questo detenuto e da un’ altra persona. Quando avvenne quel fatto criminoso che suscitò un certo scalpore in città, non mi pare che questi esponenti del PD abbiano espresso il loro disappunto per quell’episodio, né abbiano manifestato una forma di solidarietà alla famiglia del giovane cameriere accoltellato. È incredibile il comportamento di questo partito che è subito pronto a intervenire nei confronti di autori di reati e a dimenticare molto facilmente le vittime di questi reati” aggiunge Milone.





