Telefoni cellulari, sostanze stupefacenti e dispositivi utilizzati dai detenuti per comunicare illegalmente con l’esterno. Una nuova attività investigativa coordinata dalla Procura, guidata dal procuratore Luca Tescaroli, ha fatto emergere ancora una volta una situazione di illegalità all’interno del carcere di Prato. Nel corso delle perquisizioni eseguite nel reparto di Alta Sicurezza dell’istituto penitenziario, sono stati sequestrati cinque telefoni cellulari di diversa tipologia. Due smartphone sono stati trovati nascosti rispettivamente dentro una cartellina porta-documenti e all’interno di una pantofola. In un’altra sezione del carcere gli agenti della Polizia Penitenziaria hanno rinvenuto un microtelefono e oltre 31 grammi di hashish occultati in una confezione di succo di frutta collocata in una camera di pernottamento.
Ulteriori pacchetti sospetti sono stati recuperati all’esterno del muro di cinta del carcere. Uno conteneva un telefono cellulare privo di scheda sim, un altro uno smartphone con codice Imei visibile e cocaina per oltre 11 grammi. All’interno della cinta muraria è stato inoltre trovato un involucro con circa 200 grammi di hashish.
Particolarmente grave anche un episodio di violenza avvenuto all’interno dell’istituto penitenziario. Un detenuto di nazionalità marocchina ha aggredito con una lama un connazionale, provocandogli una profonda ferita dal labbro fino all’orecchio. Alla base dell’aggressione ci sarebbe il rifiuto della vittima di introdurre droga in carcere rientrando da un permesso premio.
Secondo quanto reso noto dalla Procura, dal settembre del 2024 a oggi sono stati rinvenuti e sequestrati complessivamente 72 telefoni cellulari, di cui 43 solo nel 2025. Altri codici Imei risultano tuttora attivi e corrispondenti ad altri apparecchi, sia nel reparto di Alta che di Media Sicurezza, e sono state individuate altre utenze attive nella disponibilità di detenuti. Le indagini hanno inoltre documentato la presenza di router per l’accesso alla rete internet e perfino la gestione di profili social, compresi account TikTok, da parte di detenuti ristretti nel reparto di Alta Sicurezza. Sequestrati ad oggi oltre 2,7 kg di sostanze stupefacenti. Le investigazioni hanno inoltre ricostruito diversi canali utilizzati per fare entrare stupefacenti e dispositivi elettronici nella struttura: pacchi spediti per posta, lanci oltre il muro di cinta, consegne durante i colloqui con i familiari e persino l’utilizzo di droni, fionde, frecce e martelli.
La Procura ha evidenziato come la collaborazione di alcuni detenuti si stia rivelando utile per contrastare il fenomeno e ha auspicato l’adozione di sistemi di schermatura e disturbatori di frequenza per impedire l’utilizzo dei cellulari all’interno del carcere.




