Un detenuto condannato per associazione di tipo mafioso, estorsione e furto, che dalla sua cella di alta sicurezza fa una videochiamata con un cellulare. È quanto scoperto ieri nel carcere della Dogaia dagli agenti di polizia penitenziaria, che hanno rinvenuto e sequestrato anche un secondo cellulare, sempre nel reparto di alta sicurezza, occultato nel muro, spento e privo di scheda sim, in una cella occupata da tre detenuti. Quello di “murare” i cellulari nelle pareti è solo una delle molteplici modalità per eludere i controlli anche con le apparecchiature elettroniche.
Lo rende noto la Procura di Prato, che negli ultimi giorni – sempre grazie all’intervento della polizia penitenziaria – ha perseguito altri illeciti. Martedi 17 marzo, in particolare, è emersa una nuova modalità per far arrivare la droga in carcere. Dopo i palloni riempiti di stupefacente e lanciati oltre le reti e dopo i pacchi-droga fatti giungere con i droni, l’ultima frontiera è il recapito con fionde e lenze da pesca. Così uno spacciatore, che si è mimetizzato nella vegetazione all’esterno del recinto carcerario, ventre a terra, ha lanciato da 50 metri di distanza una lenza usando una fionda rudimentale. Mentre stava legando al filo da pesca un plico, l’uomo è stato scoperto dalla polizia penitenziaria e si è dato alla fuga, lasciando sul posto gli oggetti in consegna. Sono stati così sequestrati due panetti di hashish, un involucro contenente altra sostanza, e due telefoni cellulari, di cui uno di tipo mini-smartphone, oltre al cellulare in uso allo spacciatore. “Il numero non adeguato di personale – sottolinea il procuratore Luca Tescaroli – non ha consentito di bloccare il fuggitivo”.
Pochi giorni dopo, sabato scorso, negli spazi del carcere pratese (in particolare sul muro perimetrale e nelle immediate vicinanze) sono stati trovati due panetti di hashish del peso complessivo di 100 grammi, lanciati da un altro soggetto, anch’egli poi dileguatosi.
Gli episodi – come scrive il procuratore – mostrano il “perpetuarsi dell’attività criminosa pulviscolare in seno alla struttura carceraria pratese”, ma anche che “la collaborazione da parte dei detenuti continua a rivelarsi particolarmente fruttuosa”. “Si auspica che tale atteggiamento si incrementi per rendere ancora più efficaci le attività investigative in corso proiettate a ripristinare il controllo di legalità in detta struttura detentiva” conclude Luca Tescaroli.
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