Distretto parallelo, si accende il dibattito sul documento della Diocesi

Il documento “Oltre il distretto parallelo” su lavoro e legalità presentato ieri dall’Ufficio diocesano di Pastorale sociale e del lavoro  ha sollevato numerose reazioni, non solo nel mondo della politica. Il sindaco Matteo Biffoni ha detto di aver aprrezzato il documento e i suoi spunti, perchè pone la riflessione su un tema complesso “non è un tema politico, ma comunitario” ha detto.

I consiglieri comunali Gianluca Banchelli e Jonathan Targetti, ospiti ieri sera a Parliamoci chiaro, pur dichiarando di condividere temi e analisi del documento, sono stati critici sulla tempistica e sull’ attribuzione delle responsabilità che – hanno detto – non possono essere della città nel suo complesso, ma di chi l’ha amministrata.

“Nel documento si parla genericamente di una città che avrebbe sottovalutato il fenomeno, tollerato zone grigie e chiuso gli occhi davanti allo sfruttamento. Ma questa ricostruzione rischia di essere profondamente ingiusta. Le responsabilità non sono della città nel suo complesso. Non sono dei cittadini che per anni hanno chiesto controlli, legalità e trasparenza. E non sono neanche di chi da anni denuncia il problema sul piano politico. Le responsabilità sono anzitutto politiche e amministrative. Per decenni Prato è stata governata dalla stessa forza politica che ha minimizzato il problema, negato la portata del sistema illegale, respinto ogni allarme e spesso liquidato come allarmismo o propaganda le denunce provenienti da chi chiedeva interventi concreti.
Oggi non si può riscrivere la storia distribuendo indistintamente le colpe sull’intera comunità pratese. Chi ha avuto responsabilità di governo deve avere il coraggio di assumersi le proprie responsabilità” ha detto Targetti.

“Se davvero vogliamo superare questa logica, allora dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che una parte delle responsabilità appartiene anche a chi ha amministrato la città e ha avuto il compito di affrontare questi problemi. Non condivido invece l’idea che tutta la città sia corresponsabile nello stesso modo. Esiste una differenza profonda tra chi ha governato e chi ha subito. Tra chi aveva il potere di decidere e chi chiedeva di essere ascoltato. Tra chi ha tratto vantaggio da un sistema distorto e chi ne ha pagato le conseguenze. Tra chi ha scelto di tollerare e chi ha denunciato” ha detto banchelli.
“Apprezziamo l’iniziativa della Diocesi, alla quale le nostre associazioni si dichiarano disponibili a collaborare nelle forme e nei modi appropriati” hanno fatto sapere Confindustria Toscana Nord, Confartigianato Prato e Cna Toscana centro in una nota congiunta, specificando poi.

“Le persone e le aziende non devono essere discriminate o isolate in base all’origine etnica: questa è sempre stata la base del pensiero delle nostre associazioni. Nello stesso tempo, però, è innegabile che dal punto di vista sistemico vi sia una profondissima differenza sul piano economico, sociale e umano fra ciò che viene praticato – nella generalità e non certo nella totalità dei casi – da un lato nelle imprese cinesi e dall’altro nelle esperienze prevalenti fra le imprese italiane. Se l’espressione “distretto parallelo” è ritenuta insoddisfacente o inattuale, è possibile trovarne altre che diano comunque conto di una oggettiva diversità a livello di sistema; i valori più alti, a cominciare dal rispetto della persona umana del lavoratore, non sono rispecchiati con la stessa attenzione in tutti i contesti. Negare questo significherebbe chiudere gli occhi sulla realtà” hanno aggiunto le tre associazioni.

La Cisl ha fatto sapere di cogliere con piena disponibilità e urgenza le sollecitazioni lanciate dal Vescovo Nerbini.

“La sfida non è soltanto reprimere l’illegalità, ma costruire una coscienza civile capace di riconoscere le interconnessioni esistenti e promuovere diritti, legalità e dignità del lavoro.” ha detto il segretario generale della Cisl Firenze-Prato Fabio Franchi.

“Ammettere l’esistenza di una “patologia endemica” , contrastare le profonde interconnessioni economiche che legano la città al sistema produttivo cinese è il primo passo necessario per costruire percorsi di solidarietà e di contrasto allo sfruttamento” ha aggiunto il responsabile della Cisl di Prato Marco Bucci.

La Chiesa pratese spazza via ipocrisie e luoghi comuni che hanno dominato per anni il dibattito pubblico cittadino. Finisce la retorica del “distretto parallelo” cinese come corpo estraneo: il documento riconosce apertamente le profonde interconnessioni economiche che legano l’intera città a quel sistema produttivo. È una verità scomoda, ma necessaria – scrive Alleanza Verdi Sinistra in una nota – Circa un anno fa, come coordinamento cittadino, avevamo già sollevato pubblicamente questa questione, andando anche oltre: avevamo denunciato che non si trattava più di parlare di un distretto parallelo, ma che i punti di contatto e di integrazione economica avevano ormai fuso le due realtà in un distretto unico pratese, riconosciuto come tale in tutto il mondo. Una realtà produttiva complessa, inscindibile, che non può più essere raccontata con categorie superate e che richiede risposte politiche all’altezza.
Il richiamo alla fine dell’innocenza è un richiamo diretto anche alla politica.
Come Alleanza Verdi Sinistra, sosteniamo con convinzione la proposta di un Patto etico per il lavoro dignitoso e lo sviluppo sostenibile a Prato.
Per questo chiediamo formalmente un incontro con la Diocesi di Prato e con le istituzioni cittadine, per costruire insieme un percorso condiviso che trasformi le parole in azioni concrete”.

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