Esplosione al deposito Eni di Calenzano, avviso di conclusione indagini per 9 indagati

Concluso l’incidente probatorio, inziato a marzo 2025 e andato avanti fino ad aprile 2026, la Procura di Prato ha predisposto l’avviso di conclusione indagini nei confronti di 9 indagati (sette appartenenti a Eni e due all’impresa appaltatrice Sergen srl) per l’esplosione al deposito Eni di Calenzano, che il 9 dicembre 2024 causò la morte di 5 lavoratori e il ferimento di 27 persone.
Al termine dell’incidente probatorio – ha fatto sapere il procuratore – “Sono risultate corroborate dall’attività svolta dai periti le cause profonde che hanno generato le esplosioni e l’incendio”.
Secondo la Procura – dopo la conclusione dell’incidente probatorio e l’ascolto dei periti – “L’incidente sul lavoro è risultato in concreto prevedibile, se fosse stata effettuata un’adeguata analisi dei rischi e delle condizioni operative, ed evitabile, se fossero state seguite correttamente le procedure di sicurezza, protezione e pianificazione che erano obbligatorie per effettuare l’intervento che doveva realizzare Sergen srl”.

Dalla analisi della documentazione funzionale ad assicurare la sicurezza e dalla nuova verifica delle attività svolte da Sergen nel deposito di Calenzano, sono emersi “plurimi errori gravi e inescusabili”: “permettere, da parte di ENI, la presenza di fonti di innesco – come il motore a scoppio della piattaforma elevabile utilizzata per i lavori di manutenzione – che ha generato calore in un’area con classificazione ATEX (valutazione del rischio di esplosione, sulla base di formazione di atmosfera esplosiva in luoghi di lavoro) da considerare Zona 1, e non già Zona 2 come avvenuto, nel momento in cui le operazioni di carico delle autobotti erano avviate parallelamente a quelle di Sergen srl, che avrebbe dovuto effettuare prevedibilmente attività di drenaggio di combustibili dalle tubazioni; il rilascio di permesso di lavoro a freddo, nonostante l’impiego della piattaforma elevabile; la mancata vigilanza e il mancato coordinamento progettuale e operativo da parte delle figure garanti della sicurezza.
L’intervento, finalizzato alla realizzazione della nuova linea HVO nell’area pensiline di carico del deposito di Calenzano, ha coinvolto valvole non previste nel progetto esecutivo di DG impianti e, pertanto, non vi è stata evidenza di un flusso di ingegneria finalizzata alla costruzione, segno di una carenza di pianificazione tecnica. È stato eseguito senza una valutazione sostanziale del rischio da interferenze; quindi,
la prevenzione non è stata adeguatamente messa in atto” si legge nella nota del procuratore.
Omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni personali colpose sono i reati contestati a: Luigi Cullurà; Carlo Di Perna; Marco Bini; Andrea Strafelini; Elio Ferrara; Emanuela Proietti; Enrico Cerbino; Francesco Cirone; Luigi Murno.
Gli esiti dell’incidente probatorio non hanno trovato conferma con riferimento all’illecito amministrativo nei confronti della società ENI spa “In tale contesto, non appare prevedibile giungere a una condanna di Eni” ha quindi scritto il procuratore nella nota. Le accuse cadono anche per Patrizia Boschetti, come datore di lavoro committente responsabile della struttura organizzativa e gestione operativa del centro Eni di Roma. L’incidente probatorio ha dimostrato che il modello organizzativo era formalmente corretto.
Alla stessa Patrizia Boschetti, Luigi Cullurà, Emanuela Proietti, Marco Bini è stato invece notificato un avviso di conclusione indagini per aver provveduto ad aprire o, comunque, consentito che venissero effettuati nuovi scarichi di acque reflue industriali nel fosso Tomerello, provenienti dal deposito Eni di Calenzano, senza l’autorizzazione unica ambientale prescritta, che avrebbe dovuto essere rilasciata dalla Città Metropolita mediante l’impiego di un bypass che mette in comunicazione la vasca di fine trattamento del ciclo con il corpo recettore finale (il fosso Tomerello). “Permettevano, in particolare, lo scarico di acque reflue che hanno determinato una concentrazione di idrocarburi totali nel fosso in questione maggiore del limite autorizzato allo scarico stesso”.

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