Il corteo dei SUDD Cobas: “Dignità del lavoro, fra Abiti Puliti e Palestina libera”

Corretto, partecipato, poco istituzionale, colorato. Si è concluso nel pomeriggio al giardino di via Marx il corteo del Primo Maggio promosso dai SUDD Cobas, partito da piazza del Comune e arrivato a destinazione dopo aver attraversato via Roma, raggiunto il quartiere del Soccorso e percorso via Torino. Diverse centinaia di persone hanno sfilato per il centro storico in un corteo colorato e vivace, animato da fumogeni, tamburi, slogan, bandiere di organizzazioni sindacali, partiti e movimenti della sinistra, striscioni e cartelli in più lingue.

Tra i partecipanti molti giovani e molti stranieri — non solo lavoratori immigrati impiegati nelle fabbriche del distretto — insieme ai sostenitori della vertenza GKN. Due le grandi questioni portate in piazza: il lavoro, con le sue regole e le sue tutele, soprattutto nel settore moda, e la solidarietà alla Palestina.

Molti i giovani, ma non da soli, molti gli stranieri, ma non solo loro, con tamburi, striscioni, fumogeni. Una manifestazione regolare e un corteo regolare, quella che è seguito all’appuntamento pomeridiano in piazza del Comune, chiuso dalle forze dell’ordine.

La barca e la campagna Abiti Puliti

Dignità del lavoro, in quel sistema moda che ne ha bisogno da che mondo è mondo, con la Palestina nel cuore. Così, il Primo Maggio, in un pomeriggio soleggiato, ha visto anche una barca della Global Sumud Flotilla, costruita con materiali di scarto del tessile pratese, simbolo del filo che lega le lotte locali a quelle globali. Nel corso della manifestazione è stata ufficialmente lanciata la campagna Abiti Puliti, che chiede dignità del lavoro, priorità al benessere dei lavoratori rispetto al profitto e responsabilità diretta delle aziende per i danni che causano lungo tutta la filiera.

Il sindacalista in carcere in Turchia e il caso Zara

La lotta e le richieste sono trasversali, per certi versi, e soprattutto internazionali. Dal palco, con la situazione ben presente e rappresentata, è stato anche ricordato un dirigente sindacale turco, detenuto dopo aver organizzato scioperi in un’azienda fornitrice di grandi marchi internazionali della moda, Zara, con la quale anche Prato e soprattutto i SUDD Cobas – con i suoi picchetti – ha dovuto vedersela.

150 laboratori sindacalizzati e il ricordo del Teresa Moda

L’occasione è servita anche per fare un bilancio. A un anno dall’inaugurazione del memoriale dedicato ai sette operai morti nel rogo del capannone del Teresa Moda, il 1° dicembre 2013, il sindacato conta oggi circa 150 piccoli laboratori e stirerie sindacalizzati nel distretto. Un risultato del quale Luca Toscano del SUDD Cobas ha rivendicato con orgoglio il raggiungimento.

Le immagini del corteo in Via Roma

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