Il nuovo anno scolastico parte con 132 nuove assunzioni, ma il 61% degli insegnanti di sostegno è precario

L’inizio dell’anno scolastico è alle porte e secondo il monitoraggio dell’ufficio scolastico Flc Cgil la situazione assunzioni del personale sia ATA che corpo docenti appare critica a causa di un persistente e crescente numero di precari. Un dato che accentua le fragilità delle scuole della provincia: le 65 nuove assunzioni a tempo indeterminato di insegnanti e le 67 per il personale ATA (di cui 49 collaboratori scolastici) non saranno sufficienti a garantire in maniera ottimale il funzionamento della macchina scolastica.
A preoccupare Vincenza Tavormina, segretaria FLC Cgil Prato, è il dato che la precarietà caratterizzi soprattutto il corpo docenti di sostegno: per 1500 studenti pratesi con certificazione sono necessari circa 1200 insegnanti dedicati, di cui ben il 61% saranno in condizioni di precarietà.

Anche la Uil sottolinea come la precarietà dei docenti vada a penalizzare soprattutto il sostegno agli alunni con disabilità. Nel 2026/27, nelle scuole pratesi, circa 744 supplenze verranno conferite in questo settore. “Il posto esiste, serve alla scuola, ma continua ad essere coperto con personale precario”, denuncia Luigi Rocca, segretario territoriale della UIL SCUOLA di Prato. E la conseguenza non è solo burocratica: è soprattutto umana.
Per un bambino che ha bisogno di continuità educativa e relazionale, cambiare insegnante ogni anno – a volte più volte nello stesso anno – significa ricominciare da capo, perdere i progressi faticosamente costruiti, vedere spezzato quel filo di fiducia che è alla base di ogni apprendimento.
La proposta della Uil SCUOLA è chiara: trasformare i posti di sostegno dall’organico di fatto (quello che serve realmente) all’organico di diritto (quello che viene riconosciuto stabilmente), per consentire assunzioni a tempo indeterminato. Non un favore ai docenti, ma un diritto degli studenti.
Ma il problema non si risolve certamente continuando a bandire nuovi concorsi, avverte il sindacalista. “Occorre un sistema di reclutamento semplice, stabile e programmato, che valorizzi anche l’esperienza di chi lavora da anni nella scuola”. L’utilizzo strutturale delle Gps di 1° fascia e il ricorso agli idonei dei concorsi potrebbero rappresentare una via d’uscita concreta, secondo la UIL SCUOLA.
La situazione non va meglio per il personale Ata, il personale amministrativo, tecnico e ausiliario che tiene in piedi le segreterie e la logistica delle scuole. Le immissioni in ruolo autorizzate sono poco più di un terzo, e i posti in deroga nella provincia di Prato, 14 assistenti amministrativi, 10 assistenti tecnici e 91 collaboratori scolastici rappresentano un chiaro segnale del problema, in quanto un’imposizione normativa non tiene conto del reale e concreto fabbisogno delle nostre scuole. L’unica soluzione possibile per la UIL SCUOLA è sbloccare tutte le immissioni in ruolo sui posti realmente disponibili.
Anche per l’anno scolastico 2026/27 – aggiunge la Uil – il Ministero dell’Istruzione ha reiterato il vecchio sistema regolativo che limita l’organico del personale educativo dei Convitti a quello dell’a.s.2011/12. Come conseguenza logica risulta che la continua crescita degli studenti non trova il necessario incremento dell’organico del personale educativo. Infatti, coerentemente con l’impostazione ministeriale, l’Ufficio Scolastico di Prato ha attivato le operazioni per l’immissione in ruolo di 5 unità di personale educativo, assegnati al Convitto Nazionale Cicognini.
“Situazione questa resa ancor più critica dall’inosservanza di ulteriori due parametri: il numero delle convittrici nelle istituzioni educative miste come il Cicognini e l’incremento crescente nel tempo della frequenza di alunni con disabilità di grado medio e medio grave. In relazione a quest’ultimo aspetto, giova precisare che gli alunni con disabilità semiconvittori e convittori non fruiscono dell’assistenza specialistica oltre l’orario delle attività didattiche, rimanendone totalmente privi per la parte residua della giornata. Anche in questa fattispecie, trattasi di un’ulteriore criticità che necessita di essere affrontata e risolta da un punto di vista ordinamentale. Diversamente, la tanto proclamata inclusione scolastica risulterebbe un semplice auspicio”.

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