Arriva a Prato, dove è ambientato, «Il velo di Lucrezia», romanzo storico dedicato all’amore tra Filippo Lippi e la suora che gli ha fatto da modella, appunto Lucrezia Buti. Una vicenda nota – soprattutto ai pratesi – ma che porta con sé certamente molte suggestioni.
L’autrice è Carla Maria Russo, ex insegnante di latino e italiano al liceo classico e grande appassionata di ricerca storica e di scrittura. Ha pubblicato ben tredici romanzi e vinto numerosi premi letterari, in particolare il Premio Feudo di Maida con «La sposa Normanna».
Domenica 8 marzo, alle ore 15,30, l’autrice sarà al Museo dell’Opera del Duomo di Prato a presentare «Il velo di Lucrezia» in dialogo con la direttrice Veronica Bartoletti. L’ingresso è libero. Al termine è previsto un aperitivo con drink mimosa e stuzzichini al costo di 10 euro (qui per partecipare occorre prenotarsi 0574 29339; musei.diocesani@diocesiprato.it).
Lucrezia Buti, nata nel 1435 da Francesco, cittadino fiorentino, era stata posta dalla famiglia nel monastero agostiniano di Santa Margherita a Prato, dove, insieme alla sorella Spinetta, risulta «suora professa» fin dal 1454. È probabile che, morto il padre verso il 1450, le due ragazze fossero state costrette – come spesso accadeva – a prendere i voti dal fratello Antonio, rimasto a capo di una famiglia numerosa che comprendeva altre undici persone solo tra fratelli e sorelle. Nel monastero avviene il fatidico incontro con fra’ Filippo, nominato all’inizio del 1456 Cappellano del Convento. Già ben noto per i suoi cedimenti al fascino femminile, il cinquantenne Lippi resta subito folgorato dalla «bellissima grazia ed aria» della giovane Lucrezia e convince le monache a lasciarla posare per la tavola che stava dipingendo per il loro altare. La Pala, oggi al Museo Civico di Prato, rappresenta La Madonna che dà la Cintola a San Tommaso tra i Santi Gregorio e Agostino, Tobiolo con l’Angelo e Santa Margherita che presenta alla Vergine la committente, suor Bartolommea dei Bovacchiesi, all’epoca badessa del Convento. È probabile che il profilo della Santa Margherita, tanto ammirato da Gabriele D’Annunzio, sia proprio quello di Lucrezia, in seguito raffigurato in numerose Madonne del Lippi fra cui quella celeberrima degli Uffizi, la cosiddetta «Lippina» (1465 ca.).





