Il Vescovo: «amare tutti i popoli ma contestare duramente terroristi e governi che calpestano i diritti»

«Dobbiamo amare i palestinesi, gli ebrei, gli ucraini, i russi e tutti gli altri uomini e popoli, ma dobbiamo contestare decisamente e duramente terroristi e governi che calpestano i diritti dei singoli e dei popoli». È il messaggio che il vescovo Giovanni Nerbini ha voluto lanciare agli studenti delle scuole cattoliche di Prato riuniti questa mattina in piazza Duomo. L’occasione era il loro Giubileo, una iniziativa programmata da tempo ma che ha coinciso con le manifestazioni che si stavano svolgendo in tutta Italia a sostegno del popolo palestinese.

Circa 1100, tra studenti, insegnati e genitori, hanno risposto all’invito e si sono ritrovati in centro storico per vivere questo appuntamento giubilare organizzato dall’Ufficio scolastico diocesano. Il saluto iniziale è stato particolare, don Giovanni Chiti, insegnante di religione a San Niccolò, è salito sul pulpito di Donatello per suonare un corno, chiamato anche Jobel, termine all’origine della parola Giubileo, il cui richiamo nell’antichità dava inizio a una solennità. «Per un messaggio di giustizia e riconciliazione», ha sottolineato don Serafino Romeo, coordinatore delle scuole cattoliche di Prato. «Per essere solidali con la popolazione palestinese, duramente colpita dalla guerra, abbiamo deciso di chiedere a ciascun partecipante di donare una moneta. Abbiamo detto di portare “un soldo per Gaza”, quanto raccolto lo invieremo alla parrocchia cattolica della Striscia, guidata da padre Romanelli. Un gesto simbolico ma anche concreto di vicinanza», ha spiegato don Romeo.

 

 

In piazza erano presenti alunni di ogni ordine e grado, dai bambini delle scuole d’infanzia ai liceali di San Niccolò, tutti con un cappellino di colore giallo in testa. Il programma ha previsto la recita del Credo e il passaggio degli studenti dalla Porta Santa della cattedrale di Prato. Come detto, il vescovo Nerbini ha preso la parola per parlare ai partecipanti e ha chiesto di: «amare gli altri, non solo quelli che ci stanno accanto, ma anche tutti i bambini, adolescenti, giovani che soffrono le guerre. Attualmente nel mondo sono cinquantasei, il numero più alto dalla seconda guerra mondiale». Poi ha citato Matteo Farina, un ragazzo di Brindisi morto all’età di diciannove anni e dichiarato venerabile: «Diceva una cosa bellissima, “voglio essere uno specchio, il più limpido possibile per riflettere la luce del Signore nel cuore di ogni uomo”. È l’invito che oggi faccio anche a voi», ha concluso monsignor Nerbini.

 

 

 

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